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Young Adult: pessimismo americano

Pessimismo americano

Mi alzo, neanche mi ricordo cosa ho fatto ieri sera, bevo Coca Light perché ho rapidamente bisogno di caffeina, ma non ho neanche la forza di farmi un caffè. Mi siedo e scrivo, tanto, intorno a me, non c’è niente. Charlize Theron in Young Adult è tutto quello che non vorreste diventare, dopo aver ottenuto una piccola rivincita su quello che era scritto nel vostro destino ma che si è cristallizzata in qualcosa che forse, è anche peggio. Mavis Gary “sarebbe” una scrittrice, le virgolette sono necessarie per una ghost writer. Una vittoria a metà sulla provincia senza storia dalla quale proviene, in cui non avrebbe potuto che perpetrare il ruolo di reginetta del ballo inarrivabile, destinata a sposare il quaterback più bello della scuola.

Quante volte abbiamo sentito questa storia? Infinite, ma come tratteggia l’anti-sogno americano Diablo Cody non lo fa nessuno, meglio ancora se spalleggiata dalla regia di Jason Reitman. Il duo ripropone un secondo quadro, dopo Juno, di quella natura morta che è l’America vera, quella in cui possiamo rispecchiarci un po’ tutti noi: gli adolescenti dagli occhi ben aperti, i trentenni in lotta con i propri sogni dissolti in troppa birra, le quasi quarantenni che a fare due conti, non sono riuscite a costruirsi granché. Sia Juno che Mavis pensano che l’amore, quello vero, un po’ come principesse di favole rock e decadenti, possa rimediare ai fallimenti esistenziali, l’una sebbene sia troppo presto, l’atra nonostante sia già troppo tardi. Ma Mavis rappresenta quello che a Juno sarebbe potuto capitare, se intorno non avesse avuto una famiglia affettuosa, un fidanzato ingenuo ma carino e se non avesse capito in tempo quali segreti si nascondo dietro alle coppie apparentemente perfette. Per questo Young Adult è un passo indietro nell’epopea della sceneggiatrice: non ci sono né vincitori, né vinti, né speranze, nessuna possibilità. Ed è ormai un dato di fatto che Charlize Theron, una delle donne più sexy del pianeta, dia il meglio di sé in questi ritratti femminili borderline, scapestrati, irrecuperabili. Probabilmente, nonostante un’apparenza divina, l’attrice si porta dietro una qualche sensazione di pericolo e di fallimento: basta un suo primo piano per esprimere tutto questo, la sua bellezza non offusca la credibilità del personaggio (che magari sarebbe stato ancora più verosimile con un filo di pancia in gommapiuma, viste le sue abitudini alimentari…).

L’assoluta mancanza di una traccia positiva nel film, però, finisce per penalizzarne il ritmo soprattutto nel finale, che coinvolge completamente lo spettatore nella sensazione di irrisolutezza, vuoto e semplicemente, tristezza. Una scelta coraggiosa ad Hollywood, che però non lascia presagire un possibile sviluppo della drammaturgia Cody-Reitman, che a questo punto necessita di una nuova svolta.

Immaturi di Claudio Garioni *****

Nello straordinario corpo di Charlize Theron prende forma Mavis, ex reginetta della scuola trasformatasi in una ghost writer in crisi: la serie di libri per cui lavora sta per chiudere, le sue relazioni sentimentali post divorzio si consumano nel giro di una notte e i suoi risvegli si celebrano con un sorso di Coca Cola e un rutto. La bionda col cane nella valigia si aggrappa così a due cose: l’alcol e la speranza che il ritorno al paesino in cui è cresciuta possa dare una svolta alla sua vita. L’amara foto di classe scattata a distanza di anni immortala, invece, un’America priva di valori, incapace di maturare e di staccarsi dai modelli effimeri dati in pasto ai teenager.

Jason Reitman aggiunge così un nuovo capitolo al “romanzo” sulla sua nazione che finora ci aveva portato attraverso il mercato delle sigarette, le ragazze madri e i tagliatori di teste. Stavolta, tuttavia, il regista non sembra riuscire a ripetere quella brillantezza e fluidità di narrazione che aveva contraddistinto le tre opere precedenti. Il nuovo incontro con la sceneggiatrice Diablo Cody (che in Juno aveva prodotto ben altri risultati) non ricrea la chimica giusta: la bravura della Theron resta fine a se stessa, confinata in un personaggio che risulta quasi unicamente imbarazzante, soprattutto per il pubblico femminile. I dialoghi scorrono via senza colpire mai, la storia resta piatta e attorno alla protagonista si muovono figure abbastanza opache. Young Adult centra sicuramente l’obiettivo di lasciare in bocca allo spettatore il gusto amaro e triste di un’America senza qualità. Tutto però spinge in un’unica direzione: la raffigurazione incentrata esclusivamente su toni di colori freddi, i comportamenti di adulti mai davvero cresciuti e prigionieri dell’apparenza, l’assenza di alcuna empatia nei confronti dei soggetti in azione.

I protagonisti di Thank You for Smoking, Juno e Tra le nuvole acquisivano spessore per le ambiguità che si creavano sul loro conto, in un confronto tra aspetti positivi e negativi, senza che per questo Reitman offrisse un giudizio morale particolarmente marcato. Cinismo e pragmatismo convivevano con sentimenti, genuinità e buone intenzioni. Stavolta, al contrario, ogni cosa è appiattita su una negatività dichiarata dal primo all’ultimo minuto che non lascia coerentemente spazio ad alcuna possibilità di consolazione o happy ending.

Curiosità
Charlize Theron guida una Mini Cooper uguale a quella che aveva già utilizzato sul set di The Italian Job. L’attrice protagonista ha anche raccontato un curioso aneddoto: «Jason mi ha fatto recitare per tutto il tempo con un cagnolino, il mio unico compagno nel film, perché nel finale voleva ottenere un breakdown emotivo, ma questo non è successo perché il giorno delle riprese il cane ha detto: “Sai cosa? Oggi tu non avrai niente da me”. La mia faccia era coperta di salsa di mele, avevo patè di fegato nascosto nel reggiseno, ero un vero e proprio paradiso per i cani, ma non sono riuscita a ottenere l’attenzione del nostro cagnolino».

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