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Quando servirebbe un freno

Quando servirebbe un freno

Zack Snyder è senza dubbio uno degli autori più interessanti ed immaginifici dell’ultimo decennio. Fino a oggi si era sempre dedicato a trasposizioni di opere già esistenti, che fossero remake (L’alba dei morti viventi), adattamenti da fumetti (300 e Watchmen) o da romanzi (Il regno di Ga’Hoole). Sucker Punch è il primo tentativo di spingersi oltre, e Snyder oltre che regista, è anche sceneggiatore e produttore del film. E infatti tutte le caratteristiche del suo cinema precedente sono amplificate in quest’opera, con tutti i pregi e (soprattutto) difetti che ne derivano.

Il prologo, ad esempio, è folgorante: un’unica sequenza, girata meravigliosamente, in cui ci viene mostrato la protagonista e ci vengono fornite le motivazioni del suo internamento in un ospedale psichiatrico. Fino a quando il film si mantiene all’interno del reale, o presunto tale, non si può obiettare nulla. Ma Sucker Punch era, nelle mente di Snyder, quanto più lontano dal reale si potesse immaginare. E infatti il fulcro del film è formato dalle sequenze oniriche nelle quali il personaggio interpretato da Emily Browning si immerge per cercare di fuggire dalla sua prigionia. Ok, sono una bella prova di regia. Ok, hanno effetti speciali stupefacenti. Ok, citano di tutto, tra cinema, fumetti e videogame. Ma il resto? Che significato hanno per la storia? Arrivati al terzo viaggio onirico, rimane solo la curiosità di sapere in quale ambientazione andrà a finire la protagonista, ma cosa centra tutto ciò con il film? Sucker Punch è un film a metà, con una narrazione per certi versi accattivante ma frammentata, e con una serie di videoclip che si stagliano qua e là, in cui una sorta di sbiadita copia della sposa di Kill Bill uccide tutti senza pietà e senza senso.

È un peccato che il film si sia risolto in questa maniera, perché le promesse erano interessanti e, comunque, gli spunti positivi non mancano. Tra questi senza dubbio la colonna sonora che, seguendo un po’ lo stile di Moulin Rouge, riattualizza una serie di brani storici, spesso cantati dalla stessa Emily Browning, da Sweet Dreams degli Eurithmics a Where is My Mind dei Pixies.

Curiosità
Inizialmente, il film sarebbe dovuto essere convertito in 3D, ma lo stesso Snyder ha bloccato quest’idea dopo aver assistito ai test di conversione effettuati su alcune scene.

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