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Tanto rumore per nulla

Tanto rumore per nulla

Skyline è la più recente dimostrazione di quanto un film perda di validità in assenza di una buona storia. Questa enorme lacuna, in effetti, segna il progetto dei fratelli Greg e Colin Strause fin dalla sua ideazione. A detta degli stessi Strause, che nascono come effettisti (loro il lavoro per la Sony su un film di prossima uscita, sempre inerente ad un’invasione aliena), il film pare avere puramente origine dalla voglia di fornire un involucro narrativo a SFX pre-ideati.

L’operazione, com’è evidente, non è riuscita. Non solo manca una sceneggiatura curata negli snodi narrativi e nei dialoghi, assolutamente superflui e incapaci di qualsivoglia apporto di senso alla vicenda; manca anche l’originalità nella creazione degli effetti speciali (quanti alieni dalle sembianze similari abbiamo già visto al cinema!). A “coronare” la pochezza intellettuale e professionale del film, contribuisce l’assenza di un arco evolutivo dei personaggi, piatte pedine di un gioco di abilità, per di più interpretati da attori di medio livello, già protagonisti di altri thriller-horror di poco conto o di serie televisive di tutt’altro argomento (difficile credere a un Donald Faison in abiti seri, viste le espressioni del volto riciclate da quelle del dottor Turk della serie Scrubs). La fotografia è satura e l’atmosfera patinata, come quella dei film tv. Il montaggio è utilizzato per generare aspettative poi deluse: il film parte infatti in medias res per poi tornare indietro nel tempo con un lungo flashback non giustificato dal punto di vista narrativo e semantico. Le stesse sequenze iniziali vengono ripetute a metà lungometraggio, spezzandolo in due e caricando le stesse immagini, viste prima dei titoli di testa, della funzione tipica dei teaser o peggio ancora, dei trailer televisivi dei film in palinsesto.

L’epicità dell’invasione aliena, va da sé, viene annullata in toto e ciò che resta di toccante e positivo nel film è solo l’inquadratura in close-up del bacio in aria tra i due protagonisti, mentre vengono risucchiati dalla navicella nemica. Un “no comment” è riservato alla trita sequenza finale che lascia presagire (ma i registi lo avevano già annunciato) un sequel al lungometraggio. L’impressione è che in mani esperte il progetto avrebbe potuto funzionare: forse, almeno, si sarebbe riusciti a depredare il film dei suoi cliché e delle farsesche emulazioni da film di serie B di film di grosso calibro incentrati sullo stesso tema (e ce ne sono a bizzeffe). Fortunatamente per la produzione, gli incassi al botteghino sono riusciti a colmare le spese e a fornire un discreto guadagno – fatto che, per l’ennesima volta, dimostra quanto il marketing possa fare in termini commerciali e quanto il pubblico sia disposto a farsi attrarre dalle false speranze da esso prodotte. Ciò non toglie che gli SFX siano di alto livello. Ma questo, come abbiamo detto, non basta.

Curiosità
Nell’agosto 2010 la Sony Pictures Entertainment ha manifestato la volontà di intentare un’azione legale nei confronti dei due registi: ingaggiati dalla Sony per lavorare agli effetti visivi di Battle: Los Angeles in qualità di proprietari della Hidraulx Filmz, gli Strause avrebbero approfittato della loro posizione per “rubare” idee alla casa di produzione, dirigere Skyline e anticipare così sul tempo l’uscita in sala del film del colosso giapponese. Le accuse sono poi state ritenute infondate.

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