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Irresponsabile delle proprie risorse umane

Irresponsabile delle proprie risorse umane

Il responsabile delle risorse umane è il film scelto da Israele come candidato ai prossimi premi Oscar. Ha già vinto il premio del pubblico a Locarno ed è stato giudicato in patria miglior film dell’anno. Insomma, un pedigree che promette bene. Il suo regista, Eran Riklis, non ama la finzione: la sua tecnica pare a volte quasi grezza, senza luci spettacolari, senza inquadrature mozzafiato. Dice infatti egli stesso, che se nella vita il suo scopo è quello di fare il regista, sente anche il dovere di raccontare “la vita delle persone, di individuare i cambiamenti della società, di suggerire nuovi modi di vedere il mondo”. E nel fare questo si avvicina pian piano con la sua macchina da presa anche ai personaggi.

Il film è tratto dal romanzo di A.B. Yehoshua, al quale il regista insieme allo sceneggiatore Noah Stollman ha voluto rimanere fedele. Il protagonista senza nome ma con un ruolo (interpretato dall’attore Mark Ivanir), è la sintesi di un individuo distaccato in qualche modo dalle proprie emozioni, e soprattutto da se stesso. Nel film l’unica ad avere un nome è Yulia, la donna rumena morta in uno dei tanti attentati suicidi di Gerusalemme. Le inquadrature riprendono inizialmente una realtà grigia, nella quale gli ambienti e i personaggi si comportano in maniera quasi asettica, a volte parlano con qualcuno che non è dentro l’inquadratura stessa. Le persone hanno ruoli e non dei, sono uguali gli uni agli altri come i pani prodotti in serie dai macchinari del panificio (“pane sacro fatto dagli ebrei”, ricorda il protagonista). Nel viaggio che il responsabile delle risorse umane intraprende per riportare la salma al figlio della donna che vive in Romania, si ritrova però in una realtà completamente diversa, e l’apparente freddezza iniziale si tramuta in un paesaggio di neve, che però racchiude e fa nascere dei rapporti umani veri, dalle mille sfaccettature. Così, dal sarcasmo e dal vuoto si sfocia in un umorismo più grezzo e spesso ridicolo, e quando il responsabile troverà finalmente se stesso e le sue emozioni, ormai anche le inquadrature si saranno avvicinate ai volti degli strambi personaggi che lo accompagnano., spesso bizzarri, al limite dell’assurdo.

Il responsabile delle risorse umane è un on the road sgangherato accompagnato da un ritmo sempre più cadenzato: quello della musica balcanica. Una storia che parla di famiglia, di rapporti ed emozioni, di diversi modi di viverle. L’approccio a una nuova cultura che sfocerà in una visione del mondo più ampia; nelle immagini, con una lunghissima profondità di campo.

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