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Venezia, i film:
Balada triste de…

Una scena da Balada triste de trompetaUno degli autori culto del cinema spagnolo, Álex de la Iglesia, in concorso per la prima volta a Venezia, presenta oggi il suo ultimo lavoro, Balada triste de trompeta, accolto alla prima della stampa con buoni applausi. Siamo nel 1937 in piena Guerra Civile spagnola. Una compagnia circense, tra cui il pagliacco principale, vengono interrotti durante uno spettacolo e reclutati nell’esercito per combattere. Il figlio di quest’ultimo, dopo aver assistito alla cattura (e alla successiva morte del padre), decide, 30 anni dopo, di seguirne le orme, presentandosi in un circo come pagliaccio triste. Ma è quando si innamora dell’acrobata di punta Natalia, entrando in competizione con l’altro pagliaccio principale Sergio, che tutto cambia. Una lotta senza eclusione di colpi, tra illusione e realtà, con lo sfondo drammatico della dittatura di Franco.

Una pellicola emozionante, difficile da catalogare, che ha il merito di passare da un genere all’altro, senza mai cadere nel banale: dal noir alla commedia nera, dalla tragedia pulp fino alla storia d’amore. “Mi interessava – dice il regista – parlare di quel passato così doloroso che continua a influire oggi sul nostro presente e che continuamo a vivere grazie ai racconti dei nostri cari e amici. Ma soprattutto volevo tirare fuori l’angoscia attraversando la commedia e il noir, anche se poi il nocciolo della storia rimane quello dell’amore folle.”

Regia di cuore, lucida e creativa, con un grande lavoro di fotografia, effetti e musiche. L’analisi storica poi, seppur marginale, è significativa e di richiamo storico (si inizia con una battaglia tra esercito e dissidenti, e si finisce nella Valle dei Caduti, dove venivano accolti e onorati tutti i morti, sia repubblicani che falangisti). Utilizzare il circo (tema felliniano riconosciuto) come metafora della vita, con le sue maschere positive e negative, con i suoi lati oscuri e nascosti, è nuovamente idea che incuriosice e cattura. Affascinante e originale: con Tarantino presidente di giuria, e con l’ultimo Leone d’Oro spagnolo datato 1967 (vinse Bella di giorno di Buñuel), tutto può succedere.

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