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Venezia, i film:
The Ditch

Una scena da The DitchMancava un titolo per completare il concorso ufficiale, quello del film sorpresa, svelato proprio stamattina durante la proiezione stampa: sarà la pellicola cinese The Ditch (Il fossato) del regista – documentarista Bing Wang. La storia ci riporta agli anni Cinquanta, quando migliaia di cittadini cinesi, dissidenti di destra, accusati di opporsi al regime, venivano deportati nei campi di lavoro, in particolare quello di Jiabiangou, nel Deserto del Gobi.

Ed è da quelle tragiche esperienze di vita e lavoro che il regista parte, analizzando le sofferenze, psicologiche e fisiche, di un gruppo di uomini durante un freddo inverno. Caverne – dormitorio, razioni limitate, condizioni climatiche estreme, fossati di punizione, ma soprattutto la lontananza da casa annientano fino alla morte (soprattutto di notte) alcuni di questi deportati. I sopravvissuti aspettano, vedono i loro compagni essere seppelliti nel deserto, avvolti solo da una coperta e da un cartellino con il proprio nome.

Wang, dopo aver intervistato molti di quei sopravvissuti, decide di condividere, e lo fa a suo modo, con taglio quasi documentaristico, puntando il suo sguardo sui protagonisti, ma indirettamente anche alle ragioni di fondo, politiche – sociali, che li hanno portati a vivere quell’ inferno isolante. La pellicola, anche se lenta in molti tratti, ha il merito però del coraggio, aspetto non di poco conto quando si decide di raccontare un momento così tragico del proprio Paese. La sorpresa, questa volta, c’è stata davvero.

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