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L’amore, quella tragicomica follia

L’amore, quella tragicomica follia

Gli amori folli. In realtà, il vero titolo del film è Les herbes folles, perché tali sembrano gli indomabili ciuffetti di verde su cui indugia la macchina da presa mentre scorrono i titoli di testa, piccoli pennacchi rachitici e polverosi che si sono insinuati, imperterriti, tra le crepe dell’asfalto. L’amore è proprio come questi esili ciuffi d’erba, come una piantina le cui radici approfittano della minima fessura per insinuarsi, per penetrare, per affondare sempre più nella roccia delle nostre paure, delle nostre paranoie, della nostra routine, che spesso soffoca il desiderio di amare e di essere amati. Una minima fessura, un minimo pretesto, quale può essere il furto di una borsetta: evento insignificante che scatena uno scombussolamento totale nelle vite di Georges e di Marguerite. Lui, padre di famiglia sposato con una donna giovane e bella, diventa ossessionato dall’immagine di una fototessera, la cui vita fatta di interessi e di passioni ricostruisce attraverso la sterilità dei documenti ritrovati nel portafogli abbandonato.

Questo volto, questa vita, occupano i suoi pensieri: cerca la proprietaria di quelle testimonianze di esistenza e, quando lei riesce a rintracciarlo e si limita a ringraziarlo per aver portato alla polizia il portafogli, lui non può nascondere la sua delusione. Ma cosa cerca Georges da Marguerite, da questa sconosciuta a cui scrive lunghe lettere, che chiama nella speranza di trovarla a casa e che considera il suo rifiuto un affronto imperdonabile? L’unica risposta è questa: l’amore, amore che Marguerite inizialmente rifiuta, ma che poi cercherà a sua volta di ottenere da Georges. La storia raccontata da Resnais ricorda una vecchia favola russa, quella dell’airone e la gru. In questa favola, entrambi gli animali sono innamorati l’uno dell’altro, ma quando la gru cerca l’airone ella non comprende il suo desiderio d’amore e, viceversa, quando l’airone cerca finalmente la gru, quest’ultimo rifiuta, offeso, la sua passione. Nel film del maestro francese Georges, come la gru della favola, cerca Marguerite, cerca di entrare nella sua vita, ottenendone inizialmente solo un rifiuto umiliante. Quando le sue attenzioni verranno meno, Marguerite comprenderà quanto in realtà le desiderasse: sarà lei, dunque, che inizierà a cercare Georges, con l’inspiegabile complicità della moglie di quest’ultimo, sino a giungere al tragicomico finale che li vede tutti e tre precipitare con il piccolo aereo che stava guidando Marguerite.

L’ultima opera di Resnais è un film assurdo e vagamente surreale su di una storia d’amore mai iniziata per colpa dell’incomprensione, su di una passione che sarebbe potuta esser travolgente ma è stata interrotta dal sopraggiungere della morte. Il solo momento in cui questi due amanti, mancati seppur predestinati, riescono ad esser tali è poco prima di morire, quando riescono a scambiarsi il loro unico bacio e il loro unico abbraccio. Una storia che sarebbe potuta essere bella come una favola, bella come un film ma lasciata incompleta, come un epitaffio all’amore mai nato.

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