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V for Venezia (al Lido senza accrediti)

Claudio in versione figurina davanti al Palazzo del CinemaGuarda il video di V for Venezia (al Lido senza accrediti)

7 settembre 2009
Da anni mi chiedo: “Com’è il Festival visto da fuori?”. Approfittando della presenza del direttore di Hideout sul luogo, decido di darmi una risposta.

8 settembre 2009
Sveglia alle 6.10. Qualcuno canterebbe “La mattina è una spina nel fianco”. La doccia funziona meglio della sveglia.
Dubbio: come ci si veste per andare al festival? Rinuncio in fretta alla maglietta di Pulp Fiction, indeciso se sia abusata (quindi da evitare) o vintage (quindi consigliatissima). Opto per qualcosa che passi inosservato. Anche se chi osserva bene la mia t-shirt può leggere la scritta in giapponese “Nu-mari” cioé “Fare dal nulla”. Una bella definizione per il lavoro di regista, direi. Per fortuna porto anche una felpa, visto che sul treno c’è il solito microclima artico. Altro dubbio: perché far surgelare la gente d’estate e scioglierla d’inverno?
Alle 10.10 sono a Venezia Santa Lucia. Alle 10.15 già odio una vecchia che prova a scavallare la fila per salire sul traghetto. 40 minuti dopo non ce l’ho più a fianco, ho già ripulito gli occhi dalle immagini di San Marco e di calli, campielli e canali che lo circondano. Sono al mare. Il sole splende. L’aria è buona e all’uscita da quell’albergo c’è un gran casino. Scopro che si tratta della (interminabile) scorta di Chavez.
Arrivo al palazzo redcarpettato. Proiezioni e conferenze sono off-limits per chi non è dotato del pass magico che apre più porte che a Tannhauser e se andate/tornate in giornata potete praticamente scordarvi pure i biglietti a pagamento per vedere i film. Dato che il Bru si sta godendo The Man Who Stare at the Goats e magari sta riflettendo se tenersi solo i baffi, inganno il tempo aggirando l’edificio e ritrovandomi in una sorta di ingresso posteriore con un po’ di giornalisti, telecamere e fotografi appollaiati. Passa, senza dare nell’occhio, Valerio Mastandrea. Spinto dal fatto che ritengo Non pensarci un piccolo gioiellino del made in Italy provo ad avvicinarmi e va a finire che è lui – rilevando che lo sto guardando – a salutarmi. Parliamo per diversi minuti, mi dice che il “Nardini Pensiero” si è diffuso e per chi ha lavorato a quel film è ormai uno stile di vita che ti dà l’energia punk giusta per credere in quello che fai. O forse non è proprio così che la dipinge, ma non pensiamoci. Mi conferma anche lui che le persone che parlano con me, tendono a trovarsi a loro agio senza che io faccia nulla, né sappia spiegarmi il motivo di questo fenomeno e così si sfoga pure dicendomi che la lavorazione di una serie tv in Italia è tutt’altro che facile. Decido di non disturbarlo oltre e lo libero della mia presenza.
A mezzogiorno vedo l’uomo senza sonno (Bru, dorme solo 4 ore al giorno per vedere più film possibili – la dura vita del critico cinematografico!) che rinuncia alla conferenza di George Clooney per accompagnarmi in giro. Che sant’uomo. In cambio però ottiene l’indicazione sull’angolino appena scoperto da me e, pochi secondi dopo il nostro arrivo, passano nell’ordine proprio il nuovo fidanzato della Canalis e lo jedi che cercava il grosso pesce nel fiume (Ewan McGregor). Soddisfatta la bieca curiosità gossippara, andiamo a buttare un’occhiata direttamente sulla spiaggia sperando che ci sia qualche attrice per un servizio fotografico. Stavolta ci va male e invidio il Bru che mi ricorda che nel 2008 passarono di qui Natalie Portman e Anne Hathaway.
Lasciamo queste dissertazioni ultraterrene perché la nostra essenza terrena si fa sentire verso l’una con due richieste: la prima finisce nei bagni dell’Excelsior (non fatevi problemi a entrare, se passate di lì: girovagate pure nei corridoi del pian terreno, ma non illudetevi di potergli scroccare la rete WiFi). La seconda è la ricerca di un grosso pesce, quello che finisce nella nostra pancia.
Il pomeriggio scorre via tra un gelato, il Mereghetti, qualche bancarella, le parole di Johnny Palomba (che si lamenta della scarsa insonorizzazione della sala 2), le stroncature richieste da Ippoliti (tra le quali spuntano invece elogi per Itasa) e un altro incontro a sorpresa: quello con due vip (per noi), cioé Ste e la Claudia (nostri compagni di università). C’è chi attende gli zombie di Romero e chi è rimasto colpito dalla gentilezza di Matt Damon. Infine incrocio Teo Mazza, esaltato dal giro in carroarmato con Samuel Maoz.
I titoli di coda scorrono sulle immagini di un traghetto che riporta in stazione e di un libro di Neil Gaiman finito sul treno di ritorno. Arrivo in Centrale alle 20.30. È più buio del solito. L’estate è finita. O forse hanno spento già le luci in sala.

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