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cultura dell'immagine e della parola

Schegge da Cannes
16 maggio

Park Chan-Wook sul tappeto rosso della Croisette per presentare il suo film ThirstSi dice che l’assassino torni sempre sul luogo del delitto. E’ il caso del regista sudcoreano Park Chan-Wook che torna a Cannes dopo aver costituito il caso del festival, nel 2004, con Old Boy. Le premesse per un nuovo colpaccio ci sono tutte: Thirst é un film di vampiri, come lo era il segmento di Park nell’opera collettiva Three Extremes, parzialmente ispirato al romanzo Thérèse Raquin di Emile Zola!

L’enfant terrible del cinema asiatico costruisce il film attingendo a piene mani dall’iconografia tradizionale della narrativa e del cinema di vampiri, ma distorcendola fino a virare al grottesco. Il punto di riferimento più esplicito è il parodistico Per favore… non mordermi sul collo! di Roman Polanski, di cui è espressamente citato anche Il coltello nell’acqua. Ma i punti di contatto spaziano anche a Il buio si avvicina di Kathryn Bigelow e, per l’ambizioso assunto, a The Addiction di Abel Ferrara. Il tutto nello stile inconfondibile di Park, fatto di iperboli visive continue e spiazzanti, che sembrano messe a caso: arrivano all’improvviso e passano subito senza che si abbia il tempo di digerirle. E’ un cinema di scene madri, virato al demenziale ma, in questo film, il meccanismo comincia a diventare ripetitivo e farraginoso, segno che la Trilogia della vendetta rappresenta una vetta ormai invalicabile, com’è ovvio che sia.

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