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cultura dell'immagine e della parola

Sotto quel cielo
Berlino, giorno 3

La nostra inviata Sara Sagrati con Steve Buscemi dopo la conferenza di John RabeAl terzo giorno il concorso entra nel vivo e si comincia a fare sul serio. Spunta infatti l’immancabile cinema iraniano. Nel film About Elly, quattro coppie con prole in vacanza per un week end devono fare i conti con un’imminente e inaspettata tragedia. Non si pensi al solito cinema iraniano fatto di silenzi e camera fissa. Dialoghi, scene di vita quotidiana, risate e calore famigliare nella prima parte, tragedia e suspense nella seconda. Insomma siamo più dalle parti dei Fratelli Dardenne. Il film poi solleva più di un sospetto sul fatto che si tratti di una metafora sui cambiamenti della società dovuti alla repressione politica. Il regista, Asghar Farhadi, non conferma e non smentisce: “ognuno ne dia l’interpretazione che vuole”. Il film ha convinto la sala, nonostante un calo di ritmo nella parte centrale. Doveroso conferirgli un plauso per il meraviglioso cast, soprattutto alle attrici: belle, intense, brave.

In odore di premio invece il film del regista tedesco Hans-Christian Schmid. Storm, questo il titolo, ha ottenuto un caloroso applauso dalla platea dei giornalisti. Nel film vengono svelati retroscena politici ed economici che si nascondo dietro ad un fittizio processo, che sembra vero, verso un criminale di guerra nei balcani da parte del tribunale internazionale dell’ONU. Centrale sarà il rapporto tra il procuratore, la brava Kerry Fox (Intimacy, e la testimone chiave, Anamaria Marinca (4 mesi, 3 settimane, 2 giorni). Ben calibrato, sceneggiatura solida, ottime interpretazioni. Storm non sconvolge, ma sicuramente è un ottimo film e speriamo di vederlo presto nelle nostre sale.

Uscirà invece sicuramente l’altro film in concorso, In the Electric Mist, prima produzione interamente americana diretta da Bernard Tavernier, con Tommy Lee Jones e John Goodman. In una Lousiana sconvolta da Katrina, il detective Dave (Tommy Lee Jones, who else?), indaga su un serial killer. Un po’ prolisso, sicuramente già visto, il film non convince, ma sicuramente ha dalla sua parte una Lousiana fotografata in maniera superba e un grande (in tutti i sensi) John Goodman che interpreta Julius “Babyfeet” Balboni, un produttore cinematografico dagli affari poco puliti.
“Ho scelto di fare questo film dopo aver letto il racconto di James Lee Burke da cui è tratto. Ho adorato Balboni e ho pensato che sarebbe stato divertente interpretare il classico ‘simpatico italiano cattivo’. Ma non volevo farlo italiano, ci tenevo che risultasse un americano di origine italiana, di seconda se non terza generazione. Insomma un vero Lousiana Man.”

Un’ultima annotazione. Ieri sera, durante la conferenza stampa del film John Rabe (che abbiamo già annoverato tra i candidato alla rassegna dei Dispersi) Steve Buscemi ha sorpreso tutti facendoci scoprire che è molto semplice reclutarlo per un film.
“Come sei stato coinvolto nel progetto?
“Ho ricevuto un’e-mail… a proposito – e qui Steve si rivolge al regista tedesco Florian Gallenberger – come avete fatto a scoprire il mio indirizzo?”
Insomma, cari registi italiani, riuscire ad avere quella simpatica canaglia di Steve Buscemi nel vostro cast potrebbe non essere un sogno, ma una solida realtà.

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