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cultura dell'immagine e della parola

Zapping di settembre

Come ogni settembre, riprende la programmazione delle reti Il cast di televisive dopo la stagione morta dell’estate, quando (ringraziando il bel tempo), il numero patologico dei teledipendenti italiani ha una flessione. Un’ottima occasione per mettersi davanti alla tv e vedere che cosa offre la prima serata dei nostri canali nazionali.

Purtroppo il risultato non desta sorprese ed è deprimente, forse anche di più di quanto ci si potesse aspettare. I tre canali Rai propongono, nell’ordine, una serie Tv italiana targata Endemol, Fidati di me, una partita di campionato in differita e lo speciale di Blunotte su mafia e politica.

Sembra lo specchio, trito e ripetitivo, di decenni di televisione di Stato, ma sempre più degenerato: il primo canale, l’ammiraglia di casa Rai, si abbandona alla trasmissione di filmetti per la televisione ormai prodotti, addirittura, dalle aziende private controllate da Berlusconi. Costa davvero troppo comprarsi qualche bel film, vero, recente, da mettere in onda? Il secondo canale ci fa vedere il calcio, nemmeno in diretta, ad alimentare l’ossessione nazional popolare per l’unico sport che occupa, a scapito di tutti gli altri, le energie di tutti i nostri giornalisti sportivi e dilaga nei palinsesti, nelle allusioni, persino nel linguaggio politico.

Sembrano lontani i momenti magici, esotici, delle Olimpiadi. Si sono spenti i riflettori sui nostri medagliati, eroi per un giorno, veri modelli di persone autentiche e giustamente celebrati. Eppure le Olimpiadi di Pechino continuano, sono in corso i giochi Paralimpici, e i tg ci informano, distrattamente, che gli atleti italiani stanno anche vincendo delle medaglie. Io capisco che questo appuntamento, a livello mediatico, possa essere considerato “minore” rispetto ai giochi appena conclusi, e non mi aspetto le stesse maratone televisive. Alberto Brandi e Laura Barriales” />Ma com’è possibile che il servizio pubblico italiano non ci faccia vedere, mai, nemmeno per un attimo, le facce di questi atleti? Non sono forse anche loro, forse in misura maggiore, degli eroi di tutti i giorni, di cui non una rete commerciale, ma il servizio pubblico dovrebbe occuparsi?

Lo speciale di Rai 3, infine, è un ottimo prodotto giornalistico. Ma ancora una volta, bisogna dirlo, risponde ad un cliche ormai un po’ ossessivo: il canale irredento, “de sinistra” che, volendo fare cultura, finisce con l’occuparsi sempre di Berlusconi, male d’Italia. Il programma è documentato e il tema, peraltro non inedito, lascia strascichi inquietanti. Ma la conclusione è scontata: “la mafia cambia continuamente aspetto, ma se siamo vigili e ci crediamo possiamo sconfiggerla tutti insieme”. Tutto questo mentre le immagini di Berlusconi svaniscono dietro migliaia di schede elettorali!

Con la Tv di Stato è doveroso essere esigenti. Più che con i concorrenti privati. Purtroppo questo imperituro dualismo ci convince che solo la Rai possa sfidare Mediaset, e di fatto è così. Ma questo ci condanna a rinunciare alla vera funzione di un servizio pubblico che, senza voler apparire reazionario o intellettualista, si dovrebbe occupare di quanto di meno appetibile ci sia sul mercato: parlamento, istituzioni, cultura, italianità, istruzione.

Mediaset non è chiamata a rispondere a queste logiche, ma lascia ugualmente di stucco l’indifferenza verso qualsiasi tentativo di elevazione culturale, la rozzezza assecondata, ricercata, esibita. A parte l’inevitabile trasmissione di calcio, Controcampo, e la serie tv americana Heroes, questa è ben rappresentata dal varietà Il ballo delle debuttanti. Personaggi finti, ragazze artificiali che si scambiano dialoghi surreali sulla propria appartenenza alla cultura Hip Hop o “chic”. Capisco che possa funzionare, l’effetto è magnetico: quanto può spingersi in là la degenerazione degli autori e dei compiaciuti, volgari, ospiti in studio? Il trash, poi, si fonde al Il logo de su La7″ />tradizionalismo bigotto quando Rita Dalla Chiesa dichiara solennemente “le ragazze hip hop, come quelle chic, hanno tutte un grande sogno in testa, il giorno del loro matrimonio”.

Di fronte a questo panorama desolante (e siamo solo all’inizio) non resta che chiedersi se davvero gli italiani siano fatti così, o se ci siano diventati; se sia giusto protestare o se sia solo snobismo.
Forse bisognerebbe cambiare canale o sperare nella colonizzazione straniera: su La7 sopravvive una tv povera ma bella, e Sky, dell’australiano Murdock, colleziona riconoscimenti per i propri tg e programmi di qualità. Meno male che nel futuro c’è il satellite.
Senza questa speranza ci rimarrebbe una sola cosa ben fatta da guardare in televisione: gli spot. Quelli sono sempre più incantevoli.

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