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cultura dell'immagine e della parola

Ravello
4 agosto ’08

Lorenzo Vignolo (repertorio)Ravello dunque è davvero un set vivente, un posto dove basta muoversi perchè le cose accadano. Ieri sera mi sono sentita diretta da un regista “fuori scena” quando, appena inizio a vagare per i vicolini del borgo incrocio un ragazzo con un cappellino in testa e un badge al collo (utilissimi badge!). Era proprio il regista di videoclip Lorenzo Vignolo.

Uscita in cerca di una messa in scena (in realtà da stasera fino al 7 agosto Vignolo e i ragazzi del workshop gireranno un videoclip per la canzone Eclettica delle Vibrazioni), ho invece trovato il regista. Ne è nata una chiacchierata di un’ora e mezza, senza imbarazzi o false costruzioni di chi, come noi, non si è mai visto in faccia.
E faccio fatica ora a vedere tutto questo dall’esterno: ci sono talmente dentro, forse come mai mi era capitato, che mi manca totalmente quel genere di distanza utile a raccontare cirticamente un’esperienza. Perchè inevitabilmente diventa un’emozione personale.

Qualcosa di Lorenzo già conosco, prima di sentirlo parlare e di vederlo: dai suoi video immaginavo un regista indipendente dai budget ristretti, uno che con la troupe “scavalca” per girare in una location (cosa che effettivamente è successa…), un regista amante del cinema che fa della scelta di un set il colore del suo video e della performance degli artisti il ritmo del suo montaggio.

Si è parlato tanto di tecnica e di numeri, di quelle cose che non conosco e che faccio fatica a rendere concrete nella mia mente: quanto costa girare un video? In quanto tempo lo si deve fare? Cosa significa “a basso budget”? Perchè usare un ralenti o una fotografia sporca?
Ma come immaginavo e come speravo che accadesse, Lorenzo Vignolo mi ha parlato anche con un entusiasmo contagioso, con la foga di un uomo innamorato del suo lavoro: “Fare la regia è bellissimo, devi tener conto di molte limitazioni tecniche ed è lì il bello, perchè è come nella vita, dove non puoi fare tutto quello che vuoi, devi stare dentro a delle limitazioni”.
Così davvero si può sviluppare un’arte come quella del videoclip, che di limitazioni ne ha moltissime, ma che sempre di più sta diventando strumento di una comunicazione complessa, che va oltre le regole del mercato musicale.

Un incontro che probabilmente sarebbe stata una bellissima intervista. Ma qui a Ravello, e forse dovrebbe essere sempre così, c’è il tempo per conoscersi almeno un po’ di più. Un critico, chiunque si metta a scrivere del lavoro di qualcun altro, dovrebbe sempre incontrare la persona insieme alle sue opere. Credo sia una questione di rispetto, ma anche un modo perchè un’intervista sia qualcosa di più completo.
Perchè si ha la possibilità di ascoltare e poi riflettere, scambiarsi entusiasmi e poi ripensarci su un momento. Probabilmente è il modo migliore per vedere qualsiasi lavoro d’ingegno. Ancora di più se si tratta di videoclip, così sfuggenti, così tanto visti, ma poco guardati.

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