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cultura dell'immagine e della parola

Lezioni periferiche di pace

Lezioni periferiche di pace

Luce accecante, un aeroporto nel deserto, un pulmino bianco che parte e un gruppo di uomini azzurri imprigionati nell’orizzonte. Nessuno è venuto a prendere la banda militare di Alessandria e per i musicisti si profila una imprevista giornata fatta di trame contorte e amori impossibili, come in un vero film egiziano. Scaricati in una sperduta cittadina del deserto, gli eroi improvvisati faranno di un bar isolato e pigro la loro oasi. Non c’è conflitto (la foto di un carro armato viene coperta) né tentativi di riconciliazione, solo un incontro, ai confini del mondo, tra persone abbandonate dalle rispettive società, durante il quale la diffidenza si scioglie nella magia di antiche conversazioni. Tutto galleggia sotto una onnipresente luminosità, lontanissima dai neon dei centri commerciali, dove è naturale disperdersi. Il tempo e lo spazio sono dilatati, i dialoghi e i silenzi venati di umorismo surreale e i luoghi di aggregazione semi vuoti. Come di fronte a sequenze immaginate da un Kaurismaki mediorientale, assistiamo agli sketch di una cena imbarazzata e di una estemporanea lezione di seduzione.

Inquadrature fisse color ghiaccio
La pellicola, colorata di turchese e ghiaccio e irradiata di luce rarefatta, da vita a un’atmosfera irreale dai contorni indeterminati. La tinta monocromatica è interrotta solo dal rosso di un telefono in attesa di suonare per amore e, soprattutto, di un vestito che ricopre una passione costretta a stingersi nell’arancione di una parete ma riluttante a confondersi con il chiarore sbiadito che la circonda. La regia privilegia immagini fisse, attraversate da cagnolini e addetti alle pulizie, e lenti movimenti laterali che seguono quelli cadenzati del Generale e della sua banda di azzurre marionette-soldato con trolley nero. Persino nelle inquadrature prospettiche le movenze dei personaggi non vanno mai in profondità ma procedono lateralmente come seguendo una linea immaginaria all’interno di un labirinto a una sola direzione. Una periferica e inconsapevole lezione di pace venata di malinconia e solitudine che si conclude con un meritato applauso sul nero dei titoli di coda.

Curiosità
La banda ha ricevuto diversi riconoscimenti internazionali, tra cui il Premio Coup de Coeur della Giuria al Festival di Cannes (Sezione Un Certain Regard) e due premi EFA 2007 (Rivelazione dell’anno a Eran Kolirin e Miglior attore a Sasson Gabai). Sasson Gabai (Tewfiq) è considerato uno dei più importanti attori israeliani e ha partecipato a diverse produzioni internazionali tra cui I guerrieri del vento (The ambassador, di J. Lee Thompson, 1953) e Rambo III (id., Peter MacDonald, 1988) mentre Ronit Elkabetz (Nina), attrice di fama internazionale ed interprete, tra l’altro, di My Treasure (id., Keren Yedaya, 2004), Camera d’oro al Festival di Cannes 2004, ha esordito alla regia nel 2005 con Prendre Femme.

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