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cultura dell'immagine e della parola

Cronache da Venezia
5 settembre

Una scena da <i>Nightmare before Christmas </i> di Henry Selick<br />
 ” />La Mostra, a due giorni dal termine, insiste nel chiedersi quale sia la missione del cinema contemporaneo. E anche l’intruso provava a farsi la stessa domanda, pur sapendo che non avrebbe avuto solo una risposta.<br />
<strong>Amos Gitai</strong>, ad esempio, risponderebbe dicendo che la missione del (suo) cinema è quella di raccontare la realtà e l’attualità passando attraverso l’esperienza umana, la natura della propria identità, lo sguardo e il dolore delle donne, lo sconfinamento di barriere più o meno esistenti. Dopo gli ultimi <em>Promised Land</em> e <em>Free Zone</em> il regista israeliano offre una nuova variazione ai temi a lui più cari con <em>Disengagement</em>, film che racconta il lungo viaggio di una madre (Juliette Binoche) dalla Francia fino a Gaza per incontrare la figlia da cui si è separata alla nascita. Un nuovo racconto carico di disperazione in grado di cogliere le sfumature più intime e vere dell’animo umano, e che, come sostiene Gitai stesso, <strong>cerca in tutti i modi di far leva sullo strumento cinema per raccontare la verità così difficile da cogliere e comprendere.</strong> L’intruso avrebbe voluto stringere la mano ad Amos.</p>
<p>Anche <strong>Sabina Guzzanti</strong>, sulla carta, avrebbe risposto in modo simile: raccontare la realtà e far vedere la verità. Ovviamente con tonalità e su sfondi culturali diversi. Ma il suo <em>Le ragioni dell’aragosta</em>, presentato nelle Giornate degli Autori, oltre che a mancare di mordente, provoca poco e sembra essere la versione più stanca e più noiosa di <em>W Zapatero</em>. Un falso documentario che lascia non poche perplessità e interrogativi. L’intruso avrebbe voluto discutere con Sabina.</p>
<p>C’è poi <strong>Miike Takashi</strong>, che dopo quell’epica domanda sorriderebbe, alzerebbe un poncho e tirerebbe fuori dal suo cinturone di cuoio un paio di bacchette per cibarsi e un ventaglio. Così, tanto per rimanere in tema del suo divertente e citazionista <em>Sukiyaki Western Django</em>, rilettura dello spaghetti western e del cinema di spada giapponese. Le gag non mancano, Tarantino fa ridere nei panni di un improbabile, ma convincente cowboy, ma poi tutto si risolve in un gozzoviglio di spari, uccisioni ed esplosioni. Ma anche questa, per alcuni, è una risposta valida e coerente alla fatidica domanda e pure, a tratti, divertente. L’intruso avrebbe voluto giocare alla Play con Miike.</p>
<p>Ma quando la Mostra si fa schermo dell’ultima sperimentazione burtoniana con l’evento <em>The Nightmare Before Christmas</em> in 3-D, la fantasia sale al potere. Il <strong>Tim Burton’s Day</strong> rappresenta la pagina più importante della Mostra 2007 e la consegna del Leone d’Oro al regista più fantasioso di sempre suona come una sorta di ricompensa per chi ha allevato spettatori e sguardi a suon di follie, sogni, mostri e incubi poetici. L’intruso avrebbe voluto giocare a carte con Tim.</p>
<p>Dopo le celebrazioni (consegna il Leone Johnny Depp), il concorso riprenderà in serata con il film a sorpresa di <em>Johnny To</em>. Domani Greenway, Marra, Demme e quel che resta di una Mostra finora, molto cinematografica.</p>
<p>Mancano tre giorni per l’intruso sul treno.</p>
				<p class= A cura di Matteo Mazza
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