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cultura dell'immagine e della parola

La mia prima volta
Venezia, giorno 7

Una scena da <i>I’m not there</i> di Todd Haynes” /><strong>Fumami addosso</strong><br />
Qualcuno anni fa si lamentava perchè al cinema i divi fumavano troppo e davano il cattivo esempio ai consumatori (di cinema e sigarette). Sempre quel qualcuno disse: «Via le bionde dai film!». Col cavolo.<br />
Cecilia/Keira Nightely non se ne fa mancare nemmeno una in <em>Atonement</em>, lunghe e sottili come lei, ne esaltano la bellezza, il fascino, la libertà e l’agiatezza in cui vive.<br />
Sempre segno di ribellione e di noncuranza, di un nervosismo <em>cool</em> che si protegge dagli sguardi dietro il fumo bianco, le sigarette sono segno distintivo dei tre fratelli di <em>The Darjeelin Limited</em>, esattamente come le loro valige superlusso e i nasi fragorosi.<br />
E così fumano continuamente le incarnazioni di Bob Dylan in <em>I’m not there</em> di Todd Haynes, soprattutto Cate Blanchett, che deve nascondere il suo viso femmineo dietro a occhiali da sole neri e lunghe dita che sfiorano le sue sigarette. Una dietro l’altra, e non sembra proprio che le facciano male, anzi, la illuminano, la rendono irresistibile, tormentata, trasgressiva.<br />
E i sigaroni di <em>Jesse James</em> sono machi e poderosi, selvaggi come i suoi personaggi, segnano il passaggio al mondo adulto, al mito: solo i miti veri fumano e non muoiono mai.<br />
Infine i personaggi di <em>Help me Eros</em> di Lee Kang Sheng si rilassano con le canne, per poi accoppiarsi nei modi plastici e sessuo-psico-archetipici che solo i cinesi sanno rappresentare: nemmeno loro stanno troppo male, almeno il senso di solitudine per brevi momenti li abbandona. </p>
<p>Annebbiarsi e perdersi, è questo il senso, soprattutto al cinema, fumarsi le immagini per entrarci dentro con tutto il corpo e la mente, o perchè sia il suo fumo a scorrazzare libero per i nostri polmoni, fino al cervello, fino a toglierci il respiro. D’altronde una volta al cinema si faceva di tutto mentre il film andava, si fumava, si parlava, si mangiava, si dormiva e si faceva l’amore. Qui a Venezia è concesso solo il gusto di dormire. Per le altre cose bisogna accontentarsi solo di guardare, fremendo brevemente di piacere, nascosti nel buio della sala.</p>
				<p class= A cura di Francesca Bertazzoni
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