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Vichinghi che fanno a botte con gli indiani

Vichinghi che fanno a botte con gli indiani

Leggendo le interviste rilasciate dagli autori e produttori di Pathfinder nel corso della presentazione alla stampa internazionale, mi era parso di notare alcune curiose ambiguità circa il significato e l’ispirazione dell’opera. Da una parte la sceneggiatrice Laeta Kalogridis dichiarava: “Questo è decisamente un film sulla sopravvivenza contro tutte le possibilità e su ciò che significa far parte di una cultura”. Dall’altra, però, il regista Marcus Nispel sottolineava che: “Una delle cose che ci interessavano della storia era il fatto che, ovunque i vichinghi si recassero, vi si stabilizzavano. Ma questo non è avvenuto in America. Lì sembra che siano sbarcati e poi siano stati presi a calci in culo”. A rendere il tutto più fumoso, le indiscrezioni lasciate trapelare dal produttore esecutivo Bradley J. Fischer, che tirano addirittura in ballo Ofelas, gioiello norvegese diretto da Nils Gaup nel 1987 e a suo tempo candidato all’Oscar: “Avevamo i diritti per un remake e molte idee su come ricreare il film originale, ma ci allontanavamo sempre di più da quello che amavamo. Poi è arrivato Marcus e ci ha detto ‘prendete la storia e trasformatela in un’avventura feroce con vichinghi e indiani‘, e noi eravamo sconvolti, perché questa chiave di lettura ci ha aperto tutte le porte”.

La questione, insomma, era complicata: si sarebbe trattato di un film di stampo storico, filosofico, sociologico o più semplicemente di una rilettura libera ma filologicamente ineccepibile di una pellicola di culto? Fortunatamente la visione del film ha cancellato ogni dubbio, aiutandomi a distinguere le analisi più lucide dalla solita fuffa propagandistica. Questo mi permette di scrivere senza timore di smentita che Pathfinder è indubbiamente un film di vichinghi che fanno a botte con gli indiani. Sì, avete capito bene: vichinghi che fanno a botte con gli indiani. Wow!
Gli elementi propri del genere, d’altra parte, ci sono tutti. Ci sono i vichinghi, ci sono gli indiani e naturalmente ci sono le botte. I vichinghi sono enormi e usano gli spadoni. Gli indiani sono più piccoli e usano le frecce, che però si infrangono sulle corazze dei vichinghi che quindi si vendicano prendendo gli stessi indiani e dando loro le botte in svariati modi (si va dallo smembramento alla cottura sul fiamma viva). Il protagonista è un vichingo di media grandezza adottato dagli indiani e pertanto in grado di usare anche gli spadoni per fare a botte: questo lo rende in grado di combattere ad armi pari con i cattivi e difendere la sua gente. E non chiedetemi un’analisi più approfondita perché già mettere insieme questa è stata un’impresa.

Dal punto di vista puramente critico, può essere invece interessante inserire la pellicola in un contesto più generale, riallacciandoci al filone più ampio dei “vichinghi che fanno a botte con altri ceppi etnici”. Ecco, in questo caso Pathfinder si colloca abbastanza in basso. Più vicino a Asterix contro i vichinghi (Astérix e les Vikings, Jean-Luc Goossens, 2007) che non a Il tredicesimo cavaliere (The 13th Warrior, John McTiernan, 1999), tanto per capirci. Praticamente un Conan il barbaro (Conan the Barbarian, John Milius, 1982) in tono minore (le citazioni, a voler ben guardare, non mancano), che farà comunque passare un’oretta e mezza di pacato svago agli irriducibili del picchiaduro epico. Solo a loro, però.

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