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Il sistema mattatoio

Il sistema mattatoio

Se oggi si prova a pensare a un regista poliedrico, capace di rappresentare i diversi generi con uno stile sempre personale, non si può non fare il nome di Richard Linklater. Il regista di Houston, che malgrado l’aspetto da ragazzino è quasi arrivato ai cinquanta, è infatti passato da commedie post-adolescenziali come La vita è un sogno (Dazed and Confused, 1993) e SubUrbia (id., 1996) al romanticismo raffinato di Prima dell’alba (Before Sunrise, 1995) e Prima del tramonto (Before Sunset, 2004), alla fantascienza sperimentale di Waking Life (id., 2001) e A scanner darkly – Un oscuro scrutare (id., 2006), togliendosi lo sfizio di girare anche divertenti film per ragazzi come School of Rock (id., 2003) e Bad News Bears (id., 2005). Cosa poteva mancare alla sua filmografia? Un film d’impegno politico. Ecco dunque Fast Food Nation.

Una prima particolarità di questa pellicola deriva dal fatto che è tratta da un saggio, e non da un romanzo. In particolare dall’inchiesta di Eric Schlosser, boom editoriale del 2001 che, con più di un milione di copie vendute, puntò l’indice contro l’industria dei fast food negli Stati Uniti. Sarebbe stato naturale trarne un documentario, ma Linklater pensò subito all’idea di girare un film di finzione, un pò per differenziarsi dal lavoro di Morgan Spurlock (Super Size Me – id., 2004), un pò perchè sapeva che, chiamando alcuni tra i suoi amici attori, avrebbe potuto produrre un film a basso prezzo con dei nomi di sicuro richiamo. Il cast in effetti è eterogeneo proprio come il cinema di Linklater. Si passa da attori di grande esperienza come il protagonista Greg Kinnear, Bruce Willis e Ethan Hawke, a giovani promesse di Hollywood, come Catalina Sandino Moreno e Lou Taylor Pucci, fino a pop star come Avril Lavigne. Il risultato è un film corale, che segue da un lato l’inchiesta di un dirigente di una catena di fast food deputato a indagare sul perchè negli hamburger finiscano gli escrementi delle vacche, e dall’altro l’odissea di un gruppo di immigrati messicani tra il deserto e le asettiche sale di un mattatoio del Colorado.

Il film, anche se in alcuni momenti può risultare un pò confusionario, riesce perfettamente a mettere per immagini ciò che Linklater e Schlosser vogliono dimostrare. Cioè che il sistema che governa le vite del popolo americano è ormai talmente forte e consolidato che anche chi combatte per cambiarlo si trova in realtà intrappolato e finisce per adeguarsi. E così Greg Kinnear scopre tutti gli sbagli della sua azienda ma non dice niente al capo, Ethan Hawke da giovane rivoluzionario finisce a vendere mobili ai banchieri e gli studenti capitanati da Lou Taylor Pucci e Avril Lavigne liberano sì le vacche, ma queste scelgono di rimanere nel mattatoio. E alla fine non rimane che sedersi da Mickey’s e mangiarsi un Big One. Sapendo che, come dice Bruce Willis «Tutti dobbiamo prima o poi mangiarci la nostra dose di merda, no?».

Curiosità
Tra le sorprendenti produzioni di Richard Linklater si segnala anche Boyhood, film le cui riprese sono iniziate nel 2001 e termineranno solo nel 2012. Racconta la vita di una famiglia (Ethan Hawke e Patricia Arquette) e la crescita del loro bambino filmata dalla macchina da presa anno dopo anno.

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