hideout

cultura dell'immagine e della parola

L’arte di arrangiarsi

L'arte di arrangiarsi

L’idea di fondo è fulminante: raccontare un’intera storia esclusivamente attraverso immagini riprese da webcam, telecamere amatoriali, videofonini e camere di sorveglianza. In questo modo si aggira il problema dei costi. Naturalmente ci vuole una trama che giustifichi la scelta stilistica. In questo caso, una storia torbida di sesso in chat, festini drogati e scambi di coppia.
Il risultato, a conti fatti, è sorprendente. Un film che porta in scena una realtà ancora poco conosciuta attraverso i mezzi che le sono più consoni, e che proprio grazie alla Rete che lo ha generato può circolare anche in assenza di una distribuzione “classica”.

In omaggio all’estetica del film, anche questo articolo è frammentato in una serie di mini-recensioni “rubate” ai principali generi della critica.

Critica cinefila
Il diretto predecessore è sicuramente Thomas in Love (Thomas est amoureux, Pierre-Pual Renders, 2000), anch’esso interamente girato tramite webcam.
A differenza del film belga, però, ambientato in un futuro immaginario, Teosofia gioca la carta dell’iperrealismo trash, andando a sottolineare lo squallore e l’alienazione presenti in quella che potrebbe essere la quotidianità di ognuno di noi.

Critica letteraria
Sedute masturbatorie davanti al PC di casa, festini orgiastici a base di pasticche e nickname nazi-fascisti, caldi fiotti di sperma lasciati a seccare sulla schiena di una sconosciuta.
Teosofia prosegue efficacemente il discorso pulp introdotto in Italia dalla celeberrima raccolta Gioventù cannibale (a cura di Daniele Brolli, Stile libero Einaudi, 1996), attualizzandolo e adattandolo all’audiovisivo.

Critica televisiva
C’è molta Tv in questo film. A partire dalla recitazione volutamente didascalica degli attori, che rimanda direttamente al genere della soap opera, per arrivare alle riprese “accidentali” spinte al limite della visibilità. In fondo, Teosofia può essere visto come un esperimento di reality show, cinematografico che sceglie di denunciare apertamente la propria falsità.

Critica sociologica
Attraverso le armi del grottesco e della caricatura, gli autori ci mostrano l’orrore dei rapporti umani in un momento storico di forte degrado sociale. Sulla scena si aggirano solo personaggi testicolari, perennemente alla ricerca di corpi sui quali sfogare i propri desideri e le proprie insicurezze sessuali, un’umanità disadattata incapace di mostrarsi se non attraverso il filtro protettivo di un display a cristalli liquidi.

Critica moralista
Un film disturbante, che sembra compiacersi delle bassezze che ci svela. Blasfemie, volgarità, pornografia, abuso di droghe e sesso bestiale. L’importante è scandalizzare.

Non c'è ancora nessun commento.

Lascia un commento!

«

»