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La nuova commedia all’italiana

La nuova commedia all’italiana

Dagli anni ottanta al 2006. Fausto Brizzi, dopo aver ammorbato con uno scontato e poco approfondito ritratto della gioventù anni ottanta, con lo stesso spirito poco analitico e main stream passa a raccontarci i giovani ventenni del 2006. Ma, come non tutti i giovani degli anni ottanta ascoltavano Luis Miguel o gli Europe, così non tutti i giovani di oggi ascoltano i Gemelli diversi o i Finley (quasi sconcertante – piacevolmente – l’incursione nel mondo delle Pipettes!). Sceneggiatore da oltre quindici anni di molti cinepanettoni di Neri Parenti, Fausto Brizzi non può che incanalarsi in quel filone furbesco che propina allo spettatore ovvietà melense, sentimenti strappalacrime, visioni semplici e modeste. Niente che possa far riflettere o disturbare. Si sa, quando il pubblico riflette può diventare pericoloso. E allora troppo meglio lasciarlo in una letargia semi cosciente, in cui Sanremo è sempre Sanremo, le veline un modello a cui aspirare, la finale dei mondiali di calcio di un paese appena colpito da calciopoli un evento imperdibile e per cui esultare. Comunque.

Da un punto di vista della storia del cinema italiano il film è importante: insieme a Manuale d’amore (1 e 2) e a Tre metri sopra il cielo (con il successivo Ho voglia di te), le pellicole di Brizzi hanno dato vita a una nuova commedia all’italiana. È un nuovo genere, che piaccia o meno: giovani o grandi star del cinema nostrano, situazioni semplici e prevedibili, sentimenti che rientrano in una ipotetica “normalità”; piccole e quasi impercettibili variazioni diegetiche. Et voilà: la nuova commedia all’italiana, che riesce a trascinare frotte di pubblico al cinema, facendole alzare da comodi divani, è pronta e servita.
E l’unico intento finale sembra quello di fare contenti tutti: strizzando l’occhio ai genitori immaturi (è quasi patetico il personaggio di Panariello), agli amanti degli animali (una delle protagoniste è un’addestratrice di delfini) e via dicendo. In un positivismo e in un buonismo veramente avulsi da un qualsivoglia senso della realtà, per non parlare ovviamente di un’analisi della società. Ma quando si vuole piacere a tutti, se si viene “beccati”, si finisce per piacere davvero a pochi. In tutto questo, nel film il cinema non si vede. E probabilmente perché non c’è.

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