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Dove ho già visto questa casa?

Dove ho già visto questa casa?

Crescere è difficile. Lo diceva anche Brandon a Kelly, in una puntata di Beverly Hills. Il problema, rispondeva lei, è che siamo già grandi, solo dovremo accettarlo prima o poi. Schermo nero, titoli di coda, applausi.

Ironia e malinconia insieme rendono “Passato prossimo” un film piacevole, carino, dolce e profondo. La Tognazzi fa dei piani sequenza carrellati una cinghia che per tutto il film unisce passato e presente in un unico movimento cinematografico, legando lo scorrere del tempo ai cambiamenti nei rapporti dei ragazzi: amori che ritornano, amicizie che si rompono, altre che si rafforzano. Troppo semplice, troppo liscio, banale.

La generazione di Muccino rimane impigliata a raccontare le proprie frustrazioni sempre allo stesso modo, mostrando il momento della metamorfosi, quelle due ore fondamentali in cui giovani con patologie post puberali si lasceranno alle spalle i calzoncini corti e inizieranno a confrontarsi con il terribile mondo là fuori. E deve essere qualcosa di importante se continua a ritornare sugli schermi degli ultimi anni. Ma non è ancora abbastanza convincente, perché ha lo stesso colore della televisione, delle fiction, delle pubblicità trendy, dei programmi-verità.

Questo cinema forse è davvero figlio della Tv, stessi toni edulcorati, stessi personaggi stereotipati (dalla giovane insoddisfatta che sta con un uomo che non ama, la bimba spaventata dall’amore, il giovanotto un po’ imbranato, il figlio di papà schiacciato dall’inadeguatezza verso il genitore, il playboy che ancora non sa di essere omosessuale); stessa bidimensionalità di sentimenti.

Non per niente siamo di fronte alle turbe di cinque aspiranti attori che dentro una Casa finiscono una sera a fare tutti quanti sesso con i rispettivi partner.

Curiosità: Maria Sole Tognazzi ha iniziato la sua attività nel cinema in qualità di assistente e poi di aiuto regista. Parallelamente ha iniziato ha lavorare come regista per alcuni video-clip, tra gli ultimi “L’eccezione” di Carmen Consoli. Con “C’ero anch’io” del 1999, vince un Globo d’Oro come miglior cortometraggio.

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