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Le rotazioni di Luna

Le rotazioni di Luna

Pur se di minore impatto de Il segreto di Esma (Grbavica), Il sentiero della regista bosniaca Jasmila Zbanic riesce a trasmettere con naturalezza e vigore la sensazione di un paese, mescolando temi universali e vicende familiari. I motivi di fondo ritornano comunque in entrambi i film: i traumi della recente guerra, la condizione della donna nella società islamica, la fisicità dei rapporti femminili in famiglia, l’attenzione ai piccoli gesti quotidiani e la maternità travagliata. Amar e Luna sono in un percorso di vita comune, come indica il titolo del film, ma quando le loro strade divergono la coppia si scinde in due individui provocando le “rotazioni di Luna” che cerca risposte nelle contraddizioni del presente e la fuga dell’uomo nel rassicurante rifugio della tradizione conservatrice islamica in una comunità wahabita, tra “mogli-ninja” e “Uomini che non stringono la mano alle donne”.

Interrogativi senza pregiudizi
La sensazione costante di precarietà è resa registicamente da scene ricche di sguardi, silenzi e sottintesi interrotte da bruschi stacchi seguiti dall’irruzione di rumori amplificati e musica techno ad alto volume che sfida la nenia delle Sure*. Il vero valore aggiunto della pellicola è, però, la prova della Cvitešic la cui versatile espressività e profonda bellezza sono in grado di “resistere” ad infiniti primi piani regalando ogni volta forti emozioni. Sottolineata fin dalla prima sequenza l’ossessione della donna per la videocamera del cellulare attraverso cui cerca invano l’inquadratura giusta per comprendere se stessa e il suo compagno. La Zbanic non propone denuncie sociali o scontati manicheismi ma, senza pregiudizi, dissemina indizi sulla complessità di un paese, la Bosnia-Erzegovina, vitale ma spaesato di fronte alla modernità, in bilico tra emancipazione femminile, ferite di guerra e antiche tradizioni religiose.

Curiosità
Il film era in concorso al Festival di Berlino dove la regista, nel 2006, vinse l’Orso d’Oro con Il segreto di Esma (Grbavica) anche candidato all’Oscar come miglior film straniero. Il campo wahhabita è stato ricostruito come quello realmente esistito sul lago Jablanica e la costumista ha inserito nel suo team le mogli di alcuni wahhabiti che hanno contribuito alla scelta degli abiti e alla sistemazione dei veli. Jasmila Zbanic prima di dedicarsi alla regia è stata clown, marionettista nel teatro Bread and Puppet nel Vermont e, con il compagno Nicolas Quesnoit, ha vinto nel 2007 la prima edizione della versione croata di Ballando sotto le stelle.

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