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Un bel gioco (d’ombre) dura poco

Un bel gioco (d'ombre) dura poco

Il racconto di Sir Arthur Conan Doyle cui è ispirato questo sequel del ritchiano Sherlock Holmes si intitola L’ultima avventura, anche se in realtà lo scrittore britannico non riuscì a tenere fede al titolo. Stavolta anche il regista di Snatch e RocknRolla sembra promettere molto e mantenere poco: in questo Gioco di ombre ci sono molti ingredienti interessanti, a partire delle potenzialità offerte dalla presenza del nemico storico di Holmes (Moriarty), passando per spunti come magia e cartomanzia, per finire ai legami sentimentali dei due protagonisti.

Peccato che tutte queste opportunità di sviluppo restino sostanzialmente soffocate e non decollino mai. Si finisce così per assistere a un viaggio tra Francia, Germania e Svizzera che resta un po’ sospeso: la connessione dei crimini e il puzzle composto dagli indizi appaiono più un semplice pretesto che le basi di un reale impianto narrativo ben congeniato. Le uniche “bombe” del tanto decantato giallo a orologeria da risolvere restano quelle delle esplosioni sullo schermo, ma di micce nell’animo dello spettatore se ne accendono ben poche. Rimangono quindi alcune belle trovate (ad esempio, la ricetta delle uova strapazzate) e qualche risata. Il fatto che così spicchi la figura di Stephen Fry (nei panni dello strampalato fratello di Sherlock) fa capire quanta poca tensione ci sia nella storia, inzuppata fin troppo frequentemente nella melassa della commedia. E sembra definitivamente sparito pure il tocco tamarro tipico delle opere del regista. Che gusto ha un Guy Ritchie depurato? Insipido, sicuramente. Discutibile (per quanto poco fedele fosse la trasposizione dalla cellulosa alla celluloide) il primo film, ma molto più speziato e caratteristico. Sfida persa anche nel confronto della figura femminile: Noomi Rapace è meno affascinante della Rachel McAdams, protagonista del primo film e qui confinata a pochi minuti. Pure la recitazione di Robert Downey jr avrebbe potuto essere più a briglia sciolta, regalandoci – magari – uno Sherlock che potesse avvicinarsi al fascino di Jack Sparrow, tanto per fare un esempio. Non è così.

Ogni cosa è misurata. Ma la sensazione è che non sia un bene, in questo caso. Il pubblico, tuttavia, pare gradire ed essere soddisfatto. Si è parlato di un terzo possibile episodio, anche se al momento non c’è nessuna ufficialità a riguardo. Vista la risposta del botteghino, pare elementare che s’abbia da fare.

Curiosità
Guy Ritchie per girare questo film ha dovuto abbandonare la regia di Cowboys & Aliens.

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