hideout

cultura dell'immagine e della parola

Sotto questa Mole – 26 novembre

Una scena di <i>Wrecked</i> di Michael GreenspanUna delle cose più belle dei festival è godersi un film la mattina presto. Nessuno ci fa caso, ma appena alzati è il momento migliore per assorbire una storia: la mente è ancora pulita e fresca, appena uscita dalla dimensione onirica, pronta a tuffarsi in una nuova sorta di sospensione della realtà: il cinema, appunto. In più la scelta di buttarsi un film di “genere”, magari un thriller a sfondo morboso, per aprire la scaletta della giorno può fungere per il cosiddetto “effetto caffè”. Così la visione ci sveglia pure.

Con queste buone premesse ho affrontato alle prime luci del giorno il nuovo lavoro di Jaume Balaguerò (Rec I e 2), regista che conferma avere un’ossessione per i condomini. Ma mentre in Rec sono gli zombi romeriani a farla da padroni in una comunità di inquilini, in Mientras Duerma a identificarsi nel pericolo è un malefico (e peloso) portinaio e la sua doppia vita: gentile e servile in pubblico, cinico sabotatore in privato. Usando il suo personalissimo privilegio della “doppia chiave”, entra negli appartamenti degli ignari inquilini per perseguitarli psicologicamente (ma anche fisicamente).
Il filo del discorso filmico è tutto in equilibrio sul sentimento di ambivalenza del portiere verso una giovane donna, ed è un’ambivalenza con la quale Balaguerò gioca fino allo sfinimento, offrendo allo spettatore una doppia chiave di identificazione con i due personaggi (i momenti di tensione intercettano sia il punto di vista della vittima sia quello del carnefice). Purtroppo, nonostante la buona partenza, il film naufraga scena dopo scena e probabilmente perde per strada alcuni dei suoi buoni spunti originari, smettendo perfino di inquietare quel poco che basta. Naturalmente se per puro caso anche voi avete a che fare nella vita reale con un portinaio fin troppo gentile nei vostri confronti, be’, magari il discorso cambia.

Deluso e ancora poco sveglio, mi metto in fila per una delle proiezioni più attese della giornata: Into the Abyss di Werner Herzog. E qui il discorso cambia. Perché fin dalle prime immagini intuisco che non si tratta del solito documentario retorico e sentimentale contro la pena di morte in Texas. Sì, è vero, Herzog si è messo di buona lena a intervistare due pluriomicidi come Michael Perry (a pochi giorni dalla sua esecuzione) e il suo complice Jason Burkett (che invece “se l’è cavata” con l’ergastolo) ma il succo del documentario non è questo. Sta piuttosto nell’incredibile leggerezza con cui la macchina da presa entra ed esce dal braccio della morte complicando i punti di vista, mettendo a confronto vittime e carnefici, boia e reverendi, “groupie della morte” e persone comuni.
Il ritratto estremo che ne esce è a tratti devastante, grottesco e assurdo. Non ci sono giustificazioni per i condannati “a vita” nello sguardo di Herzog, né per la contrapposizione violenta omicidio/pena di morte. C’è invece un’indagine meticolosa sulla genesi del male (in qualche modo riprendendo il discorso interrotto con My Son, My Son, What Have Ye Done) che a tutti gli effetti appare la critica sociologica più spietata e meno esplicita sulla pena capitale. Capace di rassicurare soltanto nei minuti finali nel paradosso di una ragazza che aspetta un bambino da un condannato a morte. Fino a qui, la miglior cosa vista in giornata. E a fine giornata potrò dire: la miglior cosa vista in questa edizione del festival.

Presto arriva anche il turno dei film in concorso. Se ieri il tema era quello delle nuove generazioni (17 Filles e Win Win), oggi sembra essere quello degli spaccati socio-economici. Ironia della sorta (o dell’organizzazione), si mettono in fila due film completamente diversi fra di loro pur ruotando entrambi nell’indagine sociale. Prima il glaciale e rarefatto Le Vendeur, poi lo sci-fi un po’ “social good” di Attack the Block. Come dire: prima ti marco a uomo e poi a zona. Tentativi entrambi ambiziosi, ma che non sembrano impreziosire davvero il cartello dei film in concorso. Qualcosa mi suggerisce che il meglio deve ancora arrivare. O almeno lo spero.

Il peggio invece sembra essere arrivato. Si chiama Wrecked ed è l’ennesimo thriller claustrofobico presentato nella sezione Festa Mobile. Per quaranta minuti vedo Adrian Brody incastrato nel sedile del passeggero di un auto incidentata, per gli altri quaranta lo vedo invece strisciare per una foresta in compagnia di un cane immaginario e inseguito inspiegabilmente da una lince divora-uomini. Il tentativo di intercettare le vicende di 127 Hours con le atmosfere di Essential Killing è fin troppo evidente, ma per sua sfortuna Michael Greenspan non è David Boyle né Jerzy Skolimowski.
In un finale che sembra risolversi in una pubblicità progresso a favore delle cinture di sicurezza durante la guida, cerco di consolarmi pensando che questo Wrecked sancisce di fatto il “salto dello squalo” per il claustrophobic movie. Per un po’ di tempo nessuno avrà il coraggio di abusare in questo modo di un genere.

Non è proprio la giornata dei lungometraggi di finzione, penso. E ricordandomi del mattutino Herzog, provo a buttarmi sul documentario per l’ultimo spettacolo disponibile. L’italo-argentino Marco Bechis (già autore di un film che ho amato tantissimo, Garage Olimpo) e il suo Il sorriso del capo sa almeno regalarmi la visione di materiali preziosissimi scovati nello sconfinato archivio dell’Istituto Luce, con la voce di suo padre che accompagna in modo didascalico – mai banale – l’evolversi della dittatura mussoliniana e del suo tentativo (fallito) di crescere gli italiani su un’ideologia fascista.
L’antropologia dell’Italia che Bechis affronta con intelligenza non differisce di molto da quella con cui abbiamo fatto i conti negli ultimi sedici anni (chi vuole capire, capisca). Il sorriso del potere è il miglior modo per comandare un popolo immaturo e passionale. Non a caso la politica è fatta di “capi” sorridenti. Oppure perfino di “caimani”.

Link correlati
Sotto questa Mole. 25 novembre
Sotto questa Mole. 26 novembre
Sotto questa Mole. 27 novembre
Sotto questa Mole. 28 novembre
Sotto questa Mole. 29 novembre
Sotto questa Mole. 30 novembre
Sotto questa Mole. 1 dicembre
Sotto questa Mole. 2 dicembre

Non c'è ancora nessun commento.

Lascia un commento!

«

»