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Punto d’impatto: Match tra un ateo e un cattolico estremista: chi vince?

Match tra un ateo e un cattolico estremista: chi vince?

Matthew Chapman è un ateista dichiarato: informazione di un certo peso se si dirige un film che dell’ateismo vorrebbe essere una sorta portavoce, se non un vero e proprio manifesto: ben architettato, ben discusso (il dialogo e le riflessioni teologiche, escatologiche ed esistenziali costituiscono lo scheletro della narrazione), ben interpretato. Ma, ci si domanda, cosa ne è delle proprie convinzioni e delle argomentazioni atte a difenderle, se poi si scopre che, della opposta fazione, si è scelto con faciloneria un portatore di un estremismo cattolico tale da invalidare la sua stessa fede? Questo è il dramma e l’errore in cui cade Punto d’impatto di Matthew Chapman. Un peccato, viste le premesse. Eppure ciò non danneggia irrimediabilmente la pellicola: purché si legga la storia come un thriller virato in chiave filosofico-religiosa. Vale a dire: purché non si sia a conoscenza dell’orientamento religioso del regista o si guardi attraverso la sua lente deformante con cognizione di causa. Se si chiude un occhio, è un buon film, dunque, ricco di suspense, candidato al Sundance per il Grand Jury Prize e interessante dal punto di vista strutturale.

La pellicola si articola in un plot principale, che narra le vicende amorose e non solo dell’ateo Gavin, e in diverse sottotrame che gli ruotano attorno: il subplot del detective Hollis, cattolico in crisi, e il subplot di Shana, convertitasi al cattolicesimo estremista, ma disposta ad aprire la mente a nuovi orizzonti – a differenza de marito Joe, anch’egli convertitosi al cattolicesimo dopo una vita di bagordi e ora attivo sostenitore di un estremismo religioso privo di buon senso. Le storie vengono colte in medias res, nel momento della loro massima crisi e descritte, a detta del regista e del direttore della fotografia, in modo formalmente oggettivo, evitando quindi l’uso dei primi piani e le soggettive troppo spinte. A supporto di questa metodologia espressiva, le argomentazioni messe in campo danno voce a ciascuna posizione religiosa o esistenziale di cui sopra. La scrupolosa attenzione alle parole dette e l’originalità di affrontare a livello cinematografico una questione spinosa come l’ateismo rendono la pellicola molto intrigante, ma a volte anche fin troppo verbosa. Il ritmo è, tuttavia, recuperato abilmente attraverso scelte di montaggio: da una parte, esse danno ampio spazio ai flashback, spezzettati e alternati in modo costante al presente e sfruttati come strumento per generare suspense; dall’altro lato, esse evocano, attraverso l’intersezione tra la vicenda del protagonista e quella di Hollis, una sospensione che rompe la monotonia, amplia la visuale dello spettatore e gli fornisce a spizzichi e bocconi tanti piccoli pezzi di puzzle che lo porteranno a condividere, alla fine, la scelta del protagonista.

Detto questo, una lamentela va rivolta per l’ennesima volta alla traduzione del titolo originale del film: The Ledge. Qui il concetto di «cornicione» rimanda al momento di “crisi” durante il quale é necessario compiere una scelta: tra il dentro e il fuori, tra la codardia di rientrare e il coraggio di buttarsi, tra la fede nel proprio credo (perché l’ateismo è tale) e la rinuncia ad esso. Punto d’impatto, di contro, pone l’accento sul già deciso, sulla conclusione dell’azione stessa, sulle conseguenze della scelta. Forse che nelle orecchie dei traduttori ronzava una voce che diceva che il titolo era appetibile e collaudato (visto che già esistono altri film di serie B così intitolati)? The Ledge, in fondo, è un film complesso e inusuale per i temi affrontati e per questo risulta difficile da classificare. Una nota di merito va alle belle interpretazioni degli attori e all’intuizione del regista di utilizzare il genere thriller per far passare temi che difficilmente avrebbero potuto trovare voce e generare interesse in un film drammatico. Tutti questi pregi ci fanno dimenticare il “perché” del film nelle intenzioni del regista e ce lo fanno apprezzare per quello che appare: un film ad alta tensione approfondito da consistenti e attualissime digressioni filosofiche e religiose.

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