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Perdendo la bussola

Perdendo la bussola

Dopo aver sperimentato il genere della commedia, lavorando insieme al calciatore Cantona nel divertente Il mio amico Eric, Ken Loach torna a cimentarsi in campi a lui più consueti. L’altra verità infatti è un’opera dai toni nettamente più drammatici e che tocca tematiche e problemi di carattere sociale.

Il film non ha un soggetto particolarmente originale o innovativo semplicemente perché il regista non vuole lavorare sulla storia (di cui le svolte narrative che provano in qualche modo a dare una svolta thriller alla narrazione sono le meno riuscite), bensì sulla psicologia dei personaggi. Ed ecco allora che le macchine da presa si incollano al volto del protagonista quasi come volessero isolarlo dalla Liverpool che lo circonda. La scelta del regista non è assolutamente sbagliata, infatti Fergus (interpretato da Mark Womack) inizia a indagare da solo sulla morte dell’amico, e da solo subirà un cambiamento interiore che gli farà perdere la bussola. L’evoluzione psicologica del protagonista è evidente. La violenza che lui serba dentro di sé lo condurrà non più a cercare giustizia e verità, ma vendetta. Questo è uno dei tanti temi che il regista palesa sullo schermo senza però approfondire ulteriormente, rendendo così la pellicola piuttosto piatta e monocorde.

Loach sembra comportarsi come un bravo scolaretto che esegue i compiti ma non osa nulla di più. Ed è proprio questo il motivo che rende Irish Route (titolo originale molto più sensato della traduzione italiana) una pellicola banale. Il regista costruisce un film dall’alto potenziale emotivo senza però concentrarsi a pieno su argomenti precisi e rimanendo disorientato, un po’ come il suo protagonista. Un peccato soprattutto considerando che chi sta dietro la macchina da presa non è di certo un novellino.

Curiosità
Gli attori (eccetto Geoff Bell) sono alla loro prima prova sul grande schermo. Loach ha infatti focalizzato la sua scelta non su attori non professionisti, bensì su visi noti alla televisione britannica.

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