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cultura dell'immagine e della parola

Erotismo senza immaginazione

Erotismo senza immaginazione

E.R. Curtius, critico proustiano, scriveva che l’anima dello scrittore vero era sempre percepibile da una lettura aperta e a tutto tondo sul testo. Era sufficiente accostarsi alla pagina e leggere senza pregiudizi, scorrere parola dopo parola fino a quando non saltava all’occhio, in maniera quasi immediata, una frase che schiariva l’arcano segreto celato dal testo. Improvvisamente lo stile di tutta quanta un’opera e la vita dell’autore stesso apparivano chiari, facendo salire le tende calate su un sipario di segretezza. “La notte avevo sognato Gesù Cristo. Eravamo in campagna, io nell’aia di una fattoria e lui sulla porta aperta del fienile. Lo guardavo e lui sorrideva. Alto, biondo, con la sua tunica immacolata e una nuvola di polvere dorata che lo avvolgeva tutto. Anche l’aria era dorata. A un certo punto aveva sollevato un braccio e con la mano mi aveva fatto cenno di avvicinarmi. L’avevo raggiunto. Ci eravamo abbracciati. Ci eravamo tenuti stretti e io gli avevo sentito il pacco. Il cuore mi era saltato in gola. La testa aveva preso a vorticare e le ginocchia a cedere. Ti amo, gli avevo detto. L’avevo baciato in bocca e mi ero bagnata”.

Ecco. Un’operazione come quella descritta da Curtius risulta inapplicabile a parti di testo come quello riportato nelle righe qui sopra. Oppure risulta imbarazzante allo stesso modo approcciarsi alle pagine di Seventy Sex definendo “libro” quello che chiaramente libro non è, e “scrittrice” una persona semplicemente perché in grado di tenere in mano una penna senza farla cadere. Applauso. Sarebbe come dire che i maiali volano o che domani si potrebbe svegliarsi con una coda di cavallo attaccata sul didietro. Più si procede nella lettura e più si trovano periodi dalla qualità assolutamente scadente, che richiamano certa narrativa commerciale di genere. Pagine e pagine affastellate di parole, parole e ancora parole. Un tripudio in festa di parole che non sanno parlare di nulla. Parole che appaiono più come una descrizione meccanica e meticolosamente ossessiva di un’operazione ospedaliera piuttosto che una gustosa e accattivante messa in scena di riti bacchici e saffici.

Seventy Sex è la storia narrata in prima persona di una quindicenne, Nico, che vive in una provincia veneta bigotta e perbenista degli anni Settanta, alle prese con la scoperta della sessualità, dell’identità e della propria profondità in quanto essere umano. Categoria teorica di appartenenza: romanzo erotico di formazione. Peccato che Seventy Sex si presenti come l’ennesimo frutto di una strategia di marketing trita e ritrita, incapace di veicolare contenuti di valore su concetti quali i percorsi di formazione dell’essere umano, incapace anche di scandalizzare, ché questo sembra spesso il reale movente dell’intera operazione. E pagina dopo pagina, mentre l’occhio arranca stancamente dietro l’inchiostro delle lettere, la testa del lettore sembra quasi svuotarsi per consegnare se stessa come trofeo a un erotismo che non lascia alcuno spazio all’immaginazione.

L’autore
Janis Joyce è uno pseudonimo. Dietro si cela la figura misteriosa di una giovane donna. Chi? Transeuropa ha indetto un concorso a partire dal 19 ottobre 2010 per scoprire la vera identità dell’autrice, ennesima strategia di marketing per incrementare le credenzialità attorno al caso, alla stessa casa editrice e, ultimo nella lista anche se non in ordine d importanza, al portafoglio.

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