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Verso l’inevitabile fine

Verso l’inevitabile fine

Non c’è nulla di peggio: rendersi conto che, inevitabilmente, anche contro la propria volontà, il destino di tutti è quello di perdere la propria innocenza ed entrare nel mondo degli adulti. Un processo che la Rowling ha raccontato nei suoi libri, in una saga che ha occupato, nel senso di invaso, la cultura popolare del mondo. Il difficile percorso verso la maturità di Harry Potter e compagni è quello di chi ha l’arduo compito di definire se stesso in relazione a ciò che lo circonda, quindi confrontandosi con il Maestro (Silente), il Genitore (continuamente perduto per Harry, sovrabbondante per Ron, estraneo per Hermione), il Gruppo di apparteneza (le varie case di Hogwarts), e soprattutto cercando di riconoscersi e strutturare la propria personalità solida, adulta, una base per poter iniziare a vivere una vita diversa da prima. Il grande confronto, la battaglia finale, sta per avere inizio: Potter e Voldemort, come Batman e il Joker, due personaggi ai margini, isolati per diversi motivi, ma che si sono creati a vicenda, l’uno all’altro legati dal destino, che si cercano continuamente allo scopo di definire se stessi in relazione all’altro. Per Voldemort è fondamentale uccidere Harry con le proprie mani, per ritornare a essere il mago più potente del mondo e quindi ritrovarsi, ritrovare la propria “forma”. Per Harry è vitale andare a caccia della sua nemesi per stabilire una volta per tutte il proprio destino e la propria natura, temendo, per tutto il suo percorso di crescita, di essere troppo simile al nemico.

Sebbene i motivi che abbiano spinto la produzione a dividere il film in due parti abbiano certamente a che fare con la possibilità di raddoppiare gli incassi e rendere giustizia a un libro corposo come I doni della morte, questo film è come un lungo primo tempo, che dilata il momento cruciale e definitivo della battaglia tra i due maghi, dopo il quale le avventure di Harry saranno definitivamente concluse. E l’età adulta, per il protagonista e per gli spettatori, sarà l’unico percorso possibile. E noi con i personaggi della Rowling sperimentiamo quel delizioso struggimento: attendere, attendere il più possibile la fine, cullarsi ancora un po’ nella fantasia di un racconto, prima di lasciarlo andare e crescere.

L’incontro agognato, la fine attesa, viene preparata da Yates concentrandosi soprattutto sugli stati d’animo, sul livore dei paesaggi, dei toni e dei sentimenti: i lunghi silenzi sono l’unico modo per esprimere un sentore generale di avvicinamento alla fine, per rappresentare il difficile e doloroso percorso dei personaggi verso un cambiamento definitivo e senza ritorno, che rende di peso quasi uguale la morte e l’abbandono della fanciullezza. E la solitudine che ne deriva, per tutti i personaggi, è raccontata con incerti movimenti di camera a mano e panoramiche strazianti di paesaggi desolati, dove i ragazzi sono soli, appena scaldati dalla luce nella piccola tenda che li dovrebbe far sentire “a casa”. Ma la strada ormai è intrapresa e ognuno sa che, sebbene insieme, da lì in poi sarà sempre più solo.

Curiosità
Prima dell’uscita in sala, abbiamo assistito a una vera tempesta di trailer, featurettes, spot tv, scene varie che hanno invaso la rete. Marketing, come è ovvio, ma non solo. Un modo come un altro per spalmare il più possibile il tempo della fruizione ben oltre lo spazio della sala cinematografica. E, com’è ovvio, sono già state raccontate dal regista alcune delle scene tagliate nel montaggio finale che verranno ripristinate nella versione home video del film. Circa 15 minuti in più per illudersi che tutto non sia davvero finito.

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