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L’altra Venezia: Segre, Breillat e Gassman

Carla Besnainou in La belle endormieMentre la kermesse veneziana entra nel vivo con i primi veri divi internazionali che sbarcano in laguna, inizia sottovoce la sezione Orizzonti, che oggi ha aperto la propria rassegna di film (lungometraggi, mediometraggi e corti) con La belle endormie di Catherine Breillat, attesa con timore da molti per il controverso cinema che l’autrice francese ha portato alle cronache (non solo cinematografiche) negli ultimi anni. Uno stile narrativo da molti ritenuto “osceno” a causa della rappresentazione esplicita della sessualità e della violenza: basti pensare ad alcune sue opere come Pornocrazia e Romance, nei quali la Breillat aveva chiamato a recitare direttamente un pornodivo del calibro di Rocco Siffredi, inserendosi così in pieno in quel movimento chiamato New French Extremity (quello per intenderci di François Ozon, Gaspar Noé e tanti altri).

Ma la sua La belle endormie presentata a Venezia stavolta non scandalizza, anzi. Appare più una favola agrodolce sulla fine dell’infanzia, quasi interamente recitata da bambine (la bravissima protagonista Carla Besnaïnou ha solo 10 anni). Come aveva fatto con il suo precedente Barbe Bleue (presentato nella sezione Panorama all’ultimo festival di Berlino) la Breillat si cimenta nella trasposizione del racconto originale di Charles Perrault, declinando il classico immaginario fiabesco della bella addormentata in un viaggio onirico nelle speranze e nelle disillusioni di una bambina che non vuole diventare donna. I cento anni di sonno della principessa concepita dalla Breillat non sono infatti che il lungo tragitto della piccola Anastasia nella propria infanzia, condito da strani incontri più o meno simbolici e alla fine del quale (il risveglio) scoprirà la spietatezza della vita reale, l’innocenza perduta e i sensi di colpa dell’adolescenza (altro tema ricorrente per la regista). La Breillat compie così di nuovo un piccolo miracolo e ci conduce attraverso un percorso raffinato, composto come un grande affresco medioevale: piacevole per il suo il tono lieve e a tratti giocoso, curando in modo notevole la fotografia e i costumi. E dove ogni incantesimo (o sortilegio) riconduce magicamente a un archetipo di sentimenti sempre attuali ed universali.

La belle endormie è stata preceduta dal cortometraggio Non si più nulla contro il vento, un film di ricerca realizzato da Flatform, gruppo di videoartisti milanesi. Sei minuti e sessanta chilometri di paesaggi in movimento fra di loro, dove gli assi di riferimento non sono mai gli stessi. Una panoramica dove nessun orizzonte rimane indipendente dagli altri, e in cui il gioco di prospettiva che ne scaturisce diventa ogni minuto che passa a dir poco estraniante.

Presentato per la giornate degli autori e girato tra Rosarno, Caserta e Roma, Il sangue verde di Andrea Segre (prodotto da ZaLab, coprodotto da Aeternam Films e patrocinato dalla Sezione Italiana di Amnesty International) è un documentario che ricostruisce meticolosamente la rivolta di Rosarno del gennaio 2010. E lo fa dando la precedenza alle voci di sette immigrati che sono fuggiti dalla città calabrese durante quei giorni. L’indagine di Segre infatti procede a ritroso, con un sopralluogo nella Rosarno da cui gli extracomunitari (per la maggior parte africani) lavoravano per i caporali italiani nella raccolta delle arance, e ricompone un filo spezzato fino a collegarlo con il passato della Calabria, grazie al contributo importante di Giuseppe Lavorato, ex sindaco di Rosarno e inserendo nel montaggio immagini di vecchi documentari sulla vita contadina italiana negli anni Sessanta. E’ in questo modo che Segre coglie i punti più profondi della rivolta “africana” e della conseguente caccia all’uomo degli autoctoni italiani, sapendo evidenziare con maestria i centri di potere che l’hanno attraversata e in qualche modo manovrata (non ultima la Ndràngheta calabrese).

Infine, a 10 anni esatti dalla morte del grande Mattatore, Giancarlo Scarchilli e il figlio Alessandro, rendono finalmente il dovuto omaggio a Vittorio Gassman e al ruolo di prim’ordine avuto in teatro, al cinema e in televisione. Vittorio racconta Gassman è più di un film – documentario, è un bellissimo viaggio nella memoria collettiva, impreziosito da lunghi collage di immagini, interviste, interventi di amici (da Dino De Laurentis a Ettore Scola, da Mario Monicelli a Giancarlo Giannini), filmini amatoriali (come a casa del produttore Franco Cristaldi), documenti inediti, arricchiti da spezzoni di film, spettacoli teatrali, letture indimenticabili, che ci fanno riassaporare nuovamente la grandezza di uno degli attori più straordinari che il nostro Paese abbia potuto vantare. La Mostra di Venezia celebra finalmente il Gassman di Profumo di donna (la proiezione all’Arena San Polo di Venezia di ieri del film è stata unica ed emozionante), ma soprattutto la perfezione dell’uomo, dell’attore, che fino all’ultimo non ha mai smesso di recitare, ma che nella sua vita non lo hai mai fatto.

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