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cultura dell'immagine e della parola

Schegge da Cannes
L’Italia alla Quinzaine

Michelangelo Frammartino sul set del film Le quattro volteFuori dai red carpet, lontano da passerelle, divi e starlet c’é la tranquilla Quinzaine, dove si e’ potuto vedere un film straordinario. Si tratta di Le quattro volte di Michelangelo Frammartino, il giovane filmaker calabro-milanese che si era fatto notare qualche anno fa con Il dono, altra opera notevole. Come il suo primo film anche questo é ambientato in un piccolo paese della Calabria (le riprese di entrambi sono state fatte prevalentemente nel comune di Caulonia). Una autentica terra dimenticata dal tempo, abbarbicata sulle colline, e da cui si puó scorgere, in lontananza, il Mar Jonio. Un posto dove sopravvivono tradizioni e mestieri antichissimi, e una terra dove ebbe sede, intorno al 500 A.C., la Scuola Pitagorica. Proprio a un concetto di questa antica filosofia, si ispira il titolo del film, i quattro stati della materia e della natura, uomo, animale, vegetale, minerale, che possono trasmutarsi l’uno nell’altro. E con la pratica ancestrale dei carbonai, che porta a un processo di “mineralizzazione” del legno, il film ci mostra uno di questi passaggi di stato. Vicino al concetto di documentario, partire dalla realtà delle cose, dalla loro descrizione e, solo in seconda battuta scrivere una storia, Frammartino ha costruito un’opera, senza dialoghi, dal sapore filosofico, lirico, lontana dall’etnografia, dove gli esseri umani passano, per una volta, in secondo piano. Esce nelle sale italiane il 28 maggio, stampato in 25 copie.

Per Un certain regard, si è potuto vedere un documentario del regista cinese Leone d’oro Jia Zhangke. Intitolato I Wish I Knew, è la storia della cittá di Shanghai, crocevia, per il suo grandissimo porto, di gente, merci, informazioni, cultura. E nelle vicende di questa cittá, e dei personaggi che vi hanno transitato, si intreccia la storia della Cina del ‘900, anzi delle Cine, comprendendo anche Hong Kong e Taiwan. Interessato da sempre alle trasformazioni del paesaggio, Jia trova terreno fertile alla sua attenzione in una metropoli da sempre in divenire e che ora ha subito un’ultima, radicale, metamorfosi per l’Expo. Nella storia delineata da Jia, ha spazio anche quella del cinema delle tre Cine, con spezzoni di film e interviste a registi, a partire dal meló di Shanghai degli anni trenta, che ha rappresentato la culla del cinema cinese. E non manca un brano dell’importante documentario di Michelangelo Antonioni, Chung Kuo – Cina (1972). Lo sguardo sul paesaggio di Jia ha sempre ricordato quello del maestro ferrarese e ora il cineasta cinese ha l’occasione di omaggiare il maestro.

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