hideout

cultura dell'immagine e della parola

Massimo Decimo Meridio, ovvero…

Massimo Decimo Meridio, ovvero...

L’idea avuta da Ridley Scott era originale e, tutto sommato, inedita. Film sul famoso fuorilegge in calzamaglia, infatti, ne sono stati girati in quantità industriali, ma sin’ora nessun regista e sceneggiatore ha mai cercato di risalire alla nascita della leggenda; e poiché ogni mito affonda le sue radici nella Storia, tali origini Scott e seguaci le sono andati a scavare in Terra Santa, durante la crociata di re Riccardo Cuor di Leone, dove il buon Robin prestava servizio, ovviamente, come arciere. Qui le virtù del nostro appaiono subito allo scoperto: tra queste la sincerità, che quasi gli costa la pelle, non per mano degli infedeli bensì dell’amato re, che lamentava pochi minuti prima la scarsa attitudine dei suoi uomini a dirgli la verità, ma che poi perde le staffe quando il nostro eroe gli fa notare che le cose, in Terra Santa, non stavano andando effettivamente a loro favore. La sincerità è sicuramente una virtù che nuoce gravemente alla salute dell’uomo in calzamaglia: se in Terra Santa per essa rischia la vita, in Inghilterra lo distrae dal suo avvenire di bandito, o meglio, indirizza le sue azioni illegali verso fini più encomiabili.

Cedere alla tentazione di paragonare l’ultimo film di Ridley Scott al Gladiatore sembrerebbe inevitabile: stesso attore protagonista, il monolitico Russel Crowe; stesso tono magniloquente, esaltato dalla regia e dalla colonna sonora; tutto sommato, stessa storia, ovvero quella di due uomini assolutamente comuni che, senza volerlo, sono diventati una leggenda. Ma se con il Gladiatore, Scott ha davvero girato un film epico, fatto di tensione e lotta, di pathos e furor, con Robin Hood non è riuscito a rendere che una brutta imitazione, quasi una parodia, di uno dei suoi film più belli, che non poche volte sfiora letteralmente il ridicolo: Marion che chiede a Robin di usare delicatezza nel parlare a Walter Loxley della morte di suo figlio, per poi essere smentita dallo stesso vegliardo, che accoglie la notizia del decesso con assoluta indifferenza; Marion e Robin che si fanno la corte come due liceali (“memorabile” il dialogo in cui la signora lascia intendere le doti del suo defunto marito a letto); il tentato sbarco delle navi francesi sulle coste inglesi come se fosse il D-day (e c’è davvero da rimaner delusi quando nessun elmetto tedesco appare sullo schermo).

A coronare il tutto vi è il fratello di Riccardo, re Giovanni, un isterico sposato a una ninfetta, talmente insopportabili entrambi che si finisce col tifare per il traditore Godfrey, l’unico a cui è stata evitata la condanna della battuta divertente e stupida. Forse il peggior film di Ridley Scott, di certo non all’altezza del regista di Blade Runner, che mette in scena uno spettacolo assolutamente fine a se stesso, una storia priva di anima, un eroe dalla gloria immeritata, pallida copia di Hispanico, che non suscita però nessun grido di entusiasmo dagli spalti.

Non c'è ancora nessun commento.

Lascia un commento!

«

»