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Vampiri vampirizzati

Vampiri vampirizzati

I vampiri stanno “rivivendo”, oggigiorno, un nuovo periodo di gloria. Una gloria ben lontana, però, dalla fama di esseri malefici e subdoli che li rese noti e temuti dai tempi di Nosferatu il Vampiro (F.W. Murnau, 1929), cinematograficamente parlando. Accade, paradossalmente, che sia, in realtà, il cinema stesso a trarre energia e vita alimentandosi del sangue dei succhia-sangue per antonomasia. E questo Cirque du Freak – nel titolo originale – ne è l’ennesima dimostrazione. Il taglio teen e fantastico del film – indirizzato a un target imprecisato, ma comunque più giovane rispetto a quello della saga di Twilight – non fa che confermare l’ingresso nell’era cinematografica non più dell’uomo, quanto del vampiro «per tutte le stagioni». Il che, diciamocelo, alla lunga stanca, perché depriva sempre più l’oscuro e leggendario personaggio del proprio fascino anti-ortodosso, quasi che dal ceppo iniziale di Bram Stoker si fossero sviluppati tanti piccoli rami man mano più lontani dal tronco, come tanti spin-off senza linfa vitale.

Costruito nel rispetto degli schemi tradizionali del genere di formazione, che ricalcano gli stadi del viaggio dell’eroe di Chris Vogler, Aiuto vampiro aggiunge un tono glamour e fiabesco alle solite vicende adolescenziali sul coming-of-age. Ci sono il mentore (un vampiro “freak” buono, interpretato da John C. Reilly), l’addestramento e le prove, gli antagonisti unidimensionali, il messaggero (Salma Hayek, profetessa barbuta) e l’aiutante (la ragazza scimmia, di cui il protagonista s’innamora). Viene delineato con pochi tratti, resi importanti da inquadrature deformanti in ottica fisheye, il mondo ordinario: la vita di un normale adolescente, tra scuola, amicizie osteggiate dai genitori e sottomissione totale al volere di una madre e di un padre che hanno già programmato un futuro tutto lavoro e famiglia per il figlio. La chiamata al mondo stra-ordinario cade proprio a puntino nel momento in cui il protagonista, Darren, decide, da bravo ragazzo, di obbedire ai genitori, che non vedono di buon occhio la sua amicizia con Steve: un volantino lanciato da una misteriosa macchina in corsa invita i due ragazzi ad uno spettacolo di “mostri” da Guinness dei primati. E così via dicendo fino a che, con la separazione dai genitori e l’arruolamento nel circo dei freaks, Darren raggiunge l’indipendenza e porta a compimento il rito di transizione da infanzia a maturità (trasformazione fisica inclusa: Darren diventa infatti, da nerd che era, giovane e “bel” vampiro).

Insomma, nulla di nuovo all’orizzonte. Solo un’avventura per bambini cresciuti – ma chi si ricorda quel Ragazzi perduti di Joel Schumacher (1987), con il compianto Corey Haim, non riuscirà a reggere i vampiri adolescenti della nuova generazione.

Curiosità
Una parte del film è stata girata nello studio 28 degli Universal Studios a Los Angeles, uno dei primi studi di registrazione nella storia della major.

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