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Il marchio di fabbrica della volpe

Il marchio di fabbrica della volpe

Il Signor Volpe (Fantastic Mr Fox) ha un suo marchio di fabbrica: un modo di fischiare particolare unito allo schiocco delle dita. Non è l’unica cosa che lo contraddistingue. Elegante e seducente, ex-ladro di galline, il distinto padre di famiglia Signor Fox si è dedicato al giornalismo per amore di sua moglie, stufa di saperlo sempre in pericolo. Sotto il completo di velluto, però, porta una radiolina, attaccata alla cinta, pronta a regalare buona musica per ballare.

Assurdo, divertente, strampalato, con un pizzico di malinconia. Il Fantastic Mr Fox di Roald Dahl, riletto e interpretato da Wes Anderson, mantiene la sua carica ironica e si condisce degli ingredienti distintivi del regista de I Tenenbaum. Tutto si tinge di beige, marroncino e ocra, dell’atmosfera delle cose vecchie della zia: quel vintage un po’ démodé, di teiere stampate a cerchi arancioni e marroni. Il film ha un sapore anni Sessanta: negli ambienti, nei vestiti sportivi eppure eleganti, nella musica (la colonna sonora è firmata da The Beach Boys, The Bobby Fuller Four, Burl Ives, Georges Delerue, The Rolling Stones). Il regista riesce a essere spiazzante creando un film d’animazione (la prima volta di Anderson) divertente e originale. La scelta della tecnica non poteva che essere la meno ovvia nell’era del cinema 3D, ovvero la stop-motion. Anderson si è avvalso dell’aiuto dei migliori nel settore, ingaggiando gran parte della crew di animatori che hanno lavorato alla Sposa cadavere di Tim Burton. Ogni elemento è minuziosamente costruito con materiali veri (i peli di animali, le piante, la terra) e le registrazioni delle voci sono state realizzate in ambienti reali, al di fuori degli studi asettici (nella foresta, nelle stalle, nelle soffitte).

Due sono i temi che emergono dalla narrazione: il primo è il conflitto tra i ruoli della società e l’indole animale dei protagonisti. Benché gli animali camminino su due zampe e vestano elegantemente, in accordo alla loro posizione sociale (giornalisti, avvocati, casalinghe), è inevitabile che l’istinto predatorio e la naturale aggressività abbiano il sopravvento. Il percorso di Mr Fox sarà proprio trovare un equilibrio fra queste due tensioni. Il secondo tema è il rapporto difficile fra un padre fantastico (eccellente in tutto, intelligente e seducente) e un figlio non così fantastico, semplicemente normale, che cerca in ogni modo di farsi amare per quello che è. Il tutto immerso nelle dinamiche di una famiglia allargata e felicemente disfunzionale, grande quanto una piccola comunità allegra e colorata. Le inquadrature piatte, pittoriche e costruite con una geometria cartesiana e i primi piani centrati, così vicini da essere deformanti e imbarazzanti completano, come una firma, un film fortemente caratterizzato da uno stile riconoscibilissimo: il marchio di fabbrica di un autore come Wes Anderson.

Curiosità
Purtroppo nella versione italiana non possiamo apprezzare i doppiatori originali. Una scelta quasi scontata, visto il carattere del personaggio, è stata quella di far interpretare Mr Fox da George Clooney, mentre la Signora Fox è Meryl Streep. Bill Murray è Badger, l’amico avvocato, e Jason Schwartzman è il figlio Ash. L’idea del film è nata dalla mente di Anderson e da quella di Henry Selick (animatore) durante la lavorazione de Le avventure acquatiche di Steve Zissou.

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