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Nemmeno troppo glamour

Nemmeno troppo glamour

E’ decisamente stupefacente come si sia modificato il concetto di vampiro nel cinema e nella letteratura nel corso degli ultimi anni. Da personaggio di genere, il vampiro si è trasformato in un protagonista di serie a, mostrando il suo lato più glamour, dominando il box office e occupando gli scaffali più in vista delle librerie. Il merito di questo cambiamento va ascritto soprattutto al successo della saga di Twilight, che ha anche chiaramente modificato il target di riferimento. Così, un appassionato come me di John Carpenter finisce a trovarsi in difficoltà di fronte a un film di questa new wave del genere. Daybreakers, però, in realtà riesce a mantenere un buon equilibrio tra il vampirismo classico e quello recente (in questo traendo ispirazione più da una serie come True Blood che da Twilight).

La premessa del film è in effetti decisamente intrigante, ponendo allo spettatore questioni che rimandano a un classico del vampirismo come L’ultimo uomo della Terra (Ubaldo Ragona, 1964). Chi è il diverso in un mondo in cui l’uomo diventa la minoranza? I fratelli Spierig, registi e anche sceneggiatori del film, approfondiscono però il concetto: perché la stessa maggioranza di vampiri (che veste in giacca e cravatta e beve sangue al bar) finisce per subire al suo interno la ribellione di chi non ha più sangue a disposizione (interessante l’idea di far diventare vampiri classici – con artigli e ali – quelli che stanno morendo di sete). Intrigante, interessante… peccato che il film poi si fermi qui. Da alcune buone idee infatti Daybreakers non riesce a prendere forma. Manca il mordente, manca l’horror quando deve far paura e manca la tensione quando questa dovrebbe scorrere a fiumi. Il personaggio di Ethan Hawke finisce per sembrare quello interpretato dallo stesso attore in Gattaca (Andrew Niccol, 1997), ma con meno carattere. Solo Willem Dafoe, con il suo ribelle elvisiano, riesce a dare un po’ di vigore alla seconda parte del film, ma un finale troppo semplicistico fa pendere definitivamente la bilancia verso la delusione.

Gli Spierig finiscono insomma per fare in grande gli stessi errori del loro esordio, Undead. In quel caso il limite che buone idee si fossero tramutate in un film ben diretto ma davvero povero di contenuti era stato loro concesso visto il fatto che si trattava di un’opera prima a bassissimo budget. Ma se lo stesso errore si ripete sei anni dopo, con un budget di venti volte superiore, allora c’è proprio qualcosa che non va.

Curiosità
La produzione di Daybreakers per l’uscita del film ha lanciato un contest chiedendo di immaginarsi come sarebbe il mondo se veramente fosse invaso dai vampiri. Su Worth1000 è possibile vedere i migliori partecipanti.

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