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Redenzione in chiave country

Redenzione in chiave country

Dall’America che racconta se stessa e la sua universale musica, meritevole di un Oscar come miglior attor protagonista (Jeff Bridges), ci si aspettava qualcosa in più. Forse perché negli ultimi anni uno dei plot più tradizionali della cinematografia statunitense, quello dell’ex vincente sulla rovinosa strada del declino, è stato reinventato da titoli entusiasmanti come The Wrestler di Darren Aronofsky (2008). Il genere folk, popolare quanto il country, è arrivato al cuore di chi non ne conosceva i maestri, grazie a un film toccante e appassionato come Walk the Line, in cui Joaquin Phoenix incarna il mitico Johnny Cash. Purtroppo, rispetto a Crazy Heart di Scott Cooper, tali paragoni risultano impietosi.

Ovvio, una sceneggiatura senza alcun particolare difetto, che percorre invariato un sentiero già visto troppe volte, senza suscitare particolari emozioni. L’iper-realismo alla Edward Hopper è tridimensionale, tra immense waste lands, fumosi motel, fiumi di alcol scadente, vecchi amici (un rassicurante Robert Duvall). Maggie Gyllenhaal interpreta la nuova donna innamorata, ovvero quella con qualche disastro sentimentale già alle spalle, ancora attratta dai casi complessi e disperati, dai quali però riesce a tenersi alla larga per proteggere se stessa, un figlio, assicurandosi un’esistenza tranquilla con un altro uomo.

Jeff Bridges, uno dei volti più off dell’(anti) star system americano, non manca di offrire quel tipo di interpretazione a cui ci ha abituto sin dagli esordi ne L’ultimo spettacolo (Peter Bogdanovich, 1971), film al quale Crazy Heart sembra richiamare. Lo abbiamo visto nei panni di Drugo, distrutto dagli eccessi e dalla follia nel culto cinefilo Il grande Lebowsky dei fratelli Coen (1998), e in precedenza sconvolto dai propri fallimenti ne La leggenda del re pescatore (Terry Gilliam, 1991). Il riconoscimento dell’Academy, come accade spesso, giunge tardivo: per premiare l’aplombe casual dell’attore-musicista occorreva l’America di Obama, per accontentare il pubblico più indipendente. Colin Farrell è l’idolo del momento, miliardario grazie agli insegnamenti di Bad al quale non nega la massima devozione: deposti da un bel po’ i panni del belloccio, veste perfettamente quelli di un neo-divo del rock. Ma tanti validi attori non sono sufficienti a emozionare.

Curiosità
Durante la premiazione come miglior attore ai Golden Globe, Jeff Bridges ha dichiarato: “Questo è un problema per la mia carriera da attore sottovalutato!” Chissà come il vechio Drugo avrà reagito all’Oscar come miglior attore protagonista, per un film di cui è anche produttore. Il film è stato premiato anche per la miglior canzone originale, scritta da T-Bone Burnett.

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