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Uno sfuggente schizzacervelli

Uno sfuggente schizzacervelli

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Shrink, in inglese, significa strizzacervelli. Ma il verbo da cui deriva questo vocabolo, to shrink, vuol anche dire sfuggire, evitare qualcosa. Il personaggio di Kevin Spacey in questo film fa entrambe le cose: è uno psichiatra, e si rinchiude nei problemi degli altri per evitare di concentrarsi sui propri. È lo strizzacervelli delle star di Hollywood, è uno scrittore di successo, ha una villa con piscina sulle colline di Los Angeles. Ma in realtà la persona che più ha bisogno di aiuto è proprio lui, e confidarsi con uno spacciatore che pare la brutta copia di Matt Damon servirà a ben poco. Trovare la felicità è infatti semplicemente una possibilità concessa dal destino che, si sa, è imprevedibile. Questa, in sintesi, la tematica trattata dal terzo film di Jonas Pate, che torna al cinema dopo più di dieci anni di regie televisive. Il quarantenne regista americano passa così da La donna bionica e Battlestar Galattica a un film intimista sui problemi delle star di Hollywood. Proprio strano il destino.

Shrink infatti non è solo incentrato sullo psichiatra interpretato da Spacey, ma vive soprattutto di tutta una serie di personaggi minori: si va dal vecchio attore alcolista che si crede drogato di sesso, alla giovane star che medita il suicidio, al geniale agente che ha paura di tutto, alla ragazzina con problemi sociali. In questo il film finisce alcune volte per scivolare negli stereotipi che vorrebbe criticare, ma si salva grazie alla bravura degli attori. In primis Kevin Spacey e Robin Williams, ma non dimentichiamoci di Keke Palmer, la giovane interprete che avevamo conosciuto appena adolescente in Una parola per un sogno.

La pecca più grande del film sta proprio nella superficialità di certe parti di sceneggiatura, che d’altra parte in alcuni dialoghi è davvero brillante. Però se poi si cerca di capire come sia possibile che in una città di quattro milioni di abitanti tutta una serie di avvenimenti siano accaduti sempre e solo tra gli stessi sei personaggi, non basta nemmeno sospendere la propria incredulità per accettare la tesi dell’imprevedibilità del destino: semplicemente la storia non regge. Ma lasciamo il beneficio del dubbio al lavoro del giovane sceneggiatore, perché appunto, malgrado questi difetti, Shrink è un buon film di attori che sicuramente piacerà a chi è affezionato ai tipici film da festival del Sundance.

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