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Il mistero della nascita

Il mistero della nascita

Accade oltre trecento mila volte, ogni giorno, che una madre doni una nuova vita alla Terra. Ciascun episodio rappresenta il perpetuarsi di un evento ancestrale, forse l’ultimo che ci mantiene legati come un cordone ombelicale alle nostro origini. Ogni volta la stessa storia, ma ogni volta una storia diversa, fatta di presente, passato e futuro, di sogni e di speranze, di gioie e sofferenze.

Impossibile raccontare cosa è la nascita, ma Gilles De Maistre prova a trasferire nella sua pellicola parte del mistero della nascita, mediante la vita di dieci donne che si apprestano a partorire. Dalle distese glaciali degli eschimesi, all’assolato deserto delle popolazioni africane, mentre il sole viene oscurato da un’eclissi, Gille De Maistre traccia un’ipotetico viaggio del mondo attraverso i primi vagiti dei neonati. L’eclisse, un evento che come la nascita è estremamente semplice ma che ha da sempre suscitato un fortissimo impatto emotivo sulla psiche umana.

Il primo respiro è il punto di collegamento tra culture differenti, lontane centinaia di migliaia di chilometri. Allontanate anche da culti religiosi diversi, da riti e supersizioni ataviche. Gille De Maistre sceglie di raccontare le storie delle sue donne attraverso altrettante narrazioni effettuate da voci femminili, in modo di sottolineare come le diverse esperienze possano però accomunare persone tanto lontane.

Inspiegabilmente l’edizione italiana lascia tutta la narrazione alla voce sognante di Isabella Ferrari, che risulta incapace di offrire una corretta distanza etica dall’oggetto osservato. Appare infine quanto meno scorretto, da un punto di vista etico, la scelta registica di non mostrare mai il parto da una prospettiva diretta, evitando quindi il suo lato più umorale e sanguigno, mentre invece viene mostrato in modo inequivocabile il piccolo corpicino dell’unica nascita che è andata a finire tragicamente. Una caduta di stile.

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