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La televisione salverà il cinema?

Il primo era stato Steven Soderbergh, che aveva scelto per il suo Bubble una distribuzione particolare, cioè la contemporaneità di uscita in sala, dvd e tv on demand. In Italia, in realtà, tutto era avvenuto in maniera più tradizionale, con nove mesi di finestra per il passaggio dal cinema al supporto fisico. Era però il sintomo di un cambiamento,avvenuto oltreoceano prima che da noi. Eravamo nel 2006, e ora, tre anni dopo, anche nel Belpaese ci si inizia a chiedere se la distribuzione cinematografica sia veramente adeguata alla domanda del pubblico.

I casi in questione sono due, e riguardano film diretti da due dei più grandi maestri del cinema contemporaneo americano. Si tratta di Brian De Palma e Oliver Stone con i loro Redacted e W. Il primo, presentato a Venezia nel 2007, non ha trovato spazio al cinema, finendo in prima visione direttamente su Sky nello scorso Marzo. Il secondo, presentato al Festival di Torino, ha esordito addirittura in chiaro, sull’iptv di Alice e su La7. Ci si chiede perché due film così interessanti, anche per un pubblico non strettamente di nicchia, non siano riusciti ad avere un accesso alle sale cinematografiche. Qualcuno invoca la censura politica, ma non è del tutto corretto, soprattutto non è così semplice. È vero, la politica può bloccare l’accesso a un film, e il caso del Festival di Roma, a cui W non ha partecipato perché, come ha ricordato Cristelle Dupont, l’agente della Dda che si è occupata della promozione del film, “a un certo punto gli organizzatori avevano detto che il primo ministro, Silvio Berlusconi era un gran sostenitore del Presidente Bush e quindi non avrebbe gradito che un film come quello di Stone avesse aperto il festival”. È anche vero che alcune principali case di distribuzione italiane sono del premier (Medusa) o a lui vicine (01): per loro vale quindi lo stesso discorso fatto per il Festival di Roma. Non dimentichiamoci però che ci sono in Italia molti distributori indipendenti, che più volte hanno distribuito film scomodi, e che non si sarebbero sicuramente tirati indietro di fronte alla possibilità di mandare in sala film come Redacted o W. Il problema sta nel fatto che, in un mercato in cui nessuno vuole più rischiare, puntare su film “di nome” che però non hanno un successo garantito finisce per essere troppo pericoloso. Se la Mikado gli anni passati distribuiva il Decalogo di Kiewslovski e oggi manda in sala Albakiara e Ti stramo, qualche motivo ci sarà. Rischiare un film che ha un costo di distribuzione alto per poi poter uscire in 30 sale e incassare 50.000 euro a volte non basta. Meglio puntare su film di sicuro successo o completamente sconosciuti e quindi a rischio iniziale più basso. La sempre citata crisi colpisce anche il magico mondo del cinema: i film devono trovare un altro modo per mettersi in mostra.

E così torna in gioco la tv. Quella stessa tv che è sempre stata incolpata di aver sottratto spettatori al cinema, di aver rovinato i film con la pubblicità, ora si rivela l’unica via di fuga per alcuni film che trovano problemi di distribuzione. E non parliamo solo di Redacted e W. A dicembre Fastweb ha iniziato a trasmettere sui canali della sua iptv alcuni film in contemporanea con la loro uscita al cinema. Gli esperimenti sono stati fatti su Deep Water – La folle regata e Diari. Si tratta di due film usciti in non più di un paio di sale, che grazie all’accordo con Fastweb hanno avuto una visibilità decisamente maggiore.
Insomma, come Hideout sta cercando di dimostrare ormai da tempo con i suoi “dispersi”, la fame di cinema non manca mai, e se la distribuzione tradizionale non sempre si dimostra all’altezza del suo pubblico, è naturale che le modalità di fruizione dei film debbano evolversi. E noi insieme a loro.

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