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Indiana Jones 4, il ritorno

Indiana Jones 4, il ritorno

Era il 1981 quando uscì Alla ricerca dell’arca perduta (Riders of the Lost Ark), la prima avventura dell’archeologo Indiana Jones. Cappello, frusta, faccia da schiaffi caratterizzarono il personaggio. Avventura, amore e divertimento crearono l’atmosfera. Il pubblico ne decretò il clamoroso successo.
Steven Spielberg e George Lucas, dopo i personali successi di Incontri ravvicinati del terzo tipo (Close Ecounters of the Third Kind, Steven Spielberg, 1977) e Guerre Stellari (Star Wars – The New Hope, George Lucas, 1978), smisero di guardare verso il cielo e iniziarono a scavare sottoterra e all’interno dei generi cinematografici.

Alla ricerca dell’arca perduta non rappresentò solo un film di grande intrattenimento e di grande successo: fu un contraccolpo per l’industria cinematografica. I due ragazzi d’oro di Hollywood mostrarono come fosse possibile realizzare un blockbuster, che fosse al contempo anche un’opera di grande spessore artistico e professionale, con una sceneggiatura estremamente efficace: humor, azione, avventura, amore, effetti speciali. Mai film fu più sfuggente ad una categorizzazione, fino a quel momento, e da allora cominciò la deriva dei generi cinematografici.
Era nata una stella e negli anni ’80 arrivarono due sequel e anche una serie tv: Indiana Jones e il tempio maledetto (Indiana Jones and the Temple of Doom, 1984), Indiana Jones e l’ultima crociata (Indiana Jones and the Last Crusade, 1989) e la serie Le Avventure del Giovane Indiana Jones (The Young Indiana Jones Chronicles, Jim O’Brien, 1992).

Dopo 27 anni, la deriva dei generi cinematografici è ormai definitiva, i divi dell’azione hanno preso l’abitudine di fare battute sarcastiche prima di sparare ai cattivi e ogni tipo di leggenda è già stata portata sullo schermo. C’era davvero bisogno di questo ulteriore sequel?
Forse la risposta potrebbe anche essere un accorato no, ma la squadra di Indiana Jones (Spielberg, Lucas e Harrison Ford) rimane sempre la numero uno in fatto di intrattenimento.
Sebbene il film non brilli nel panorama contemporaneo e non apporti la stessa carica innovativa del suo primo episodio, resta comunque la verve di un personaggio che ha ancora delle cartucce… pardon, degli schiocchi di frusta da lanciare.

La prima parte, dedicata all’autocelebrazione del personaggio, è davvero divertente e la boutade del frigorifero (di cui non anticipiamo niente) e l’idea della manifestazione universitaria contro il comunismo sono geniali. Ovvio che gli autori volessero ridere del periodo del maccartismo e l’effetto è totalmente riuscito. Ottime anche le citazioni, tra cui spicca l’apparizione di Shia LaBeouf in stile Marlon Brando ne Il Selvaggio (The Wild One, 1953), come a voler dimostrare che il 1957 americano possa essere rappresentato al cinema, solo attraverso le sue stesse icone.

Peccato invece per la seconda parte, che perde il ritmo e diventa più noiosa, tra lunghissimi inseguimenti nella giungla, che sembrano rubati a Il Ritorno dello Jedi (Star Wars – The Return of the Jedi, George Lucas, 1983) e improbabili città d’oro con tanto di navicelle spaziali.
Invece è davvero ammirevole lo sforzo produttivo nel voler utilizzare effetti speciali della vecchia scuola. Un po’ per esigenze di continuità con i passati episodi, un po’ per restare in tema nostalgia, fatto sta che, al tempo di 300 (2006) e Sin City (2005), assistere ad ambientazioni “artigianali”, sebbene si tratti artigianato ricco, è una piacevole riscoperta.
Alla fine il risultato non delude i vecchi fan e riesce a divertire anche i nuovi adepti, mettendo la definitiva parola fine alla saga, con un finale fin troppo buonista, ma che aspettavamo da 27 anni.

Curiosità
Il progetto è stato annunciato parecchie volte nel corso degli ultimi 5 anni, ma è stato sempre rimandato in quanto Spielberg e Lucas non erano soddisfatti delle sceneggiature esaminate. Sembra che non lo fossero neanche di questa, ma il film lo hanno girato lo stesso.

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