hideout

cultura dell'immagine e della parola

L’Olocausto delle coscienze

L’Olocausto delle coscienze

L’impulso alla crudeltà è tanto istintivo ed atavico quanto sfaccettato e complesso. Raccontare la macchina bellica nazista con il suo freddo progetto di morte nel 2007, cercando di apportare un punto di vista nuovo rispetto alla ricchissima filmografia sull’argomento, è stata la sfida raccolta con successo da Stefan Ruzowitzky, che ne Il falsario – Operazione Bernhard ha realizzato un film sull’Olocausto che assolve dal dovere morale di ricordare la Storia e offre spunti di riflessione diversi e sicuramente interessanti.

Sally, il protagonista della vicenda realmente accaduta, non è un personaggio benevolo: è un uomo che si procura da vivere falsificando danaro, mettendo in crisi l’economia inglese e tentando il gran colpo, che gli è fatale, con il dollaro. Impiega i suoi incassi per condurre una vita dissoluta, oltre che disonesta: incarna a pieno il modello negativo issato dal potere nazista come vessillo ideologico per compiere uno dei più gravi eccidi della storia moderna. Ruzowitzky sceglie come punto di partenza una posizione scomoda, o come si usa dire, politicamente scorretta.

Lo stesso attore protagonista, Karl Markovics, è nient’altro che un “cattivo”, privo di quelle sfumature che ne farebbero un carattere psicologico complesso, tendente alla bontà d’animo. Il sovrintendente Herzog dovrebbe quindi rappresentare la legge e la giustizia, che dapprima si esplica nell’arresto compiuto prima della guerra e prosegue con il trasferimento di Sally ed altri internati nel campo di concentramento destinato all’operazione Bernhard. In questo modo il gruppo di falsari si trova in una posizione estremamente scomoda, perchè privilegiata rispetto agli altri condannati al lager ed alla sua disumana quotidianità. La contrapposizione tra questi due gruppi non è mai diretta, ma evocata attraverso i suoni (voci, passi, rumori provenienti da coloro che stanno al di là del laboratorio), prima dello scioccante finale in cui i sopravvissuti agli ultimi raid incontrano il gruppo dei beneficiati.

L’incontro tra due i due gruppi di internati è raccontato attraverso un’immagine ad altissimo impatto visivo. Faccia a faccia, esseri umani compartecipi della stessa sorte (il campo di concentramento) eppure gli uni ridotti a larve e gli altri, invece, ancora custodi delle loro sembianze, grazie al trattamento speciale riservato ai componenti dell’operazione. Quasi imparentato con il genere horror (ma Ruzowitzky è effettivamente anche un regista di genere, con Anatomie del 2000 e Anatomie 2 del 2003) con quella rappresentazione dell’Altro che incarna il pericolo: da una parte il mondo reale, rappresentato dai falsari, e dall’altra il mondo distrutto, sconvolto e invertito dei sopravvissuti.
L’effetto finale, tanto nella trama quanto nella costruzione dell’immagine, è di confusione: tra buoni e cattivi, tra umani e disumani, ruoli e sentimenti si intersecano in un vero e proprio dramma della coscienza.

Curiosità
Il regista viennese Stefan Ruzowitzky all’inizio della sua carriera ha girato videoclip musicali per diversi artisti famosi tra i quali N’Sync e Scorpions. Il falsario è tra i candidati all’Oscar 2008 per il miglior film straniero.

Non c'è ancora nessun commento.

Lascia un commento!

«

»