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cultura dell'immagine e della parola

Ritratto di una regina

Ritratto di una regina

Diafana come la neve.
Luminosa e pura come una sposa di virginale sembianza in candide vesti dal riverbero argentato.
Carismatica e selvaggia come la forza di mille uragani.
Sensuale, terrena, tormentata. Donna d’animo ribelle, regina e unica moglie penitente di un popolo cui è legata fino alla morte. Elisabetta I. Sovrana nubile per amor di patria, portabandiera del protestantesimo anglicano, tacciata di eresia dall’avversario di sempre: Filippo II il cattolico.

Una passione incontrollabile la sua, quella per sir Raleigh, pirata e avventuriero, materializzazione di una libertà perduta e ancestrale cui anela il cuore di Elizabeth. Un oscuro nemico che avanza e brama la sua distruzione. Il terrore della solitudine, il terrore del tradimento, la rabbia e il senso di responsabilità che scaturisce dalla gestione del potere. Forte, a livello visivo nonché concettuale, l’antitesi tra bene e male: ambienti illuminati, feste e danze colorate dalle sgargianti vesti che popolano la corte di Elizabeth contrastano volutamente coi toni cupi della prigionia di una Maria Stuarda (un’ottima Samantha Morton) sull’orlo della follia e un Filippo II tinto di nero, consumato nel volto e nell’anima da una fede che propugna odio. Altrettanto forte il contrasto tra Elizabeth e Beth, fedifraga damigella del cuore, incarnazione di una freschezza ormai lontana, ricordo di una giovane regina sognante e in preda al desiderio d’amore.

Cate Blanchett, ancora una volta in odore di Oscar, ritorna nell’interpretazione di un’Elizabeth cresciuta e dai mille chiaroscuri. Meno convincenti trama e andamento ritmico del film: troppo marcata e di parte la vittoria finale della regina rappresentata metaforicamente nella bambola “Elisabetta” tenuta tra le mani della figlioletta di Filippo. Esagerato il contrasto luce/ombra, bene/male che non offre spunti di critica oggettiva allo spettatore. Materia d’armi e materia d’amore si incrociano più volte senza trovare un elegante equilibrio. Le faccende guerresche spesso cozzano contro l’affascinante incalzare dell’ambigua (e, infine, poco soddisfacente) liaison tra Elisabetta, Raleigh e Beth. Troppi punti risolti frettolosamente per concludere una storia forse troppo ampia per essere contenuta in una sola opera.

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