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cultura dell'immagine e della parola

Milano Film Festival:
tempo di bilanci

E così, tra un’ondata di applausi e una massiccia presenza di pubblico, si è chiusa anche la 12^ edizione del Milano Film Festival. Un’edizione che, come preannunciato, è stata all’insegna dei record.

Innanzitutto, la partecipazione: mai come quest’anno i luoghi del Festival hanno brulicato di giovani e meno giovani, confluiti da ogni parte d’Italia e del mondo in quella che per tutto il mese di settembre è stata (e sarà) la città del cinema emergente.
Per non deludere le aspettative di un pubblico così numeroso, gli organizzatori del Festival hanno dovuto puntare in alto; arriviamo perciò al secondo fattore di successo di questa edizione: la qualità. Delle oltre 2500 opere giunte alle selezioni, lo staff del Milano Film Festival ne ha selezionate 60 (53 cortometraggi, 7 lungometraggi) e, a parte alcuni rari casi, la qualità di realizzazione tecnica e artistica era di primissimo livello. E anche se in molti hanno notato la generale frequenza di tematiche cupe e pessimiste, la premiazione ha evidenziato, nelle diverse categorie, un panorama di vincitori variegato e tutt’altro che monotematico.

Terzo punto, l’organizzazione: parecchie iniziative culturali, a qualsiasi livello e in ogni Paese, rischiano di ottenere risultati ben al di sotto delle aspettative se carenti dal punto di vista organizzativo. Ma è proprio qui che lo staff del Milano Film Festival ha dato la maggior prova di maturità raggiunta: per tutti e dieci i giorni della manifestazione, la macchina organizzativa si è mossa come un corpo solo, coordinata ed efficiente, rendendo conosciute, agevoli, e piacevoli tutte le iniziative. Tutto è filato via liscio e senza imprevisti degni di menzione, nonostante le numerose e diverse location che hanno reso necessario un notevole lavoro di content-editing decisamente riuscito.

E pazienza se, tra la molta gente arrivata nei luoghi del Festival, in tanti cercavano solo un’occasione di visibilità trendy e radical-chic che oggi rappresenta un’imprescindibile condizione di socialità a Milano.
Ciò che conta davvero è che questo Festival sia diventato un’importante evento cittadino, guardato con interesse dai filmaker di tutta Europa, in cui ormai si è guadagnato un ruolo di primaria importanza.
È per queste caratteristiche che da quest’anno la manifestazione ha ottenuto sostegno da grandi aziende e dai principali enti pubblici, mettendo a punto un’offerta innovativa e originale; nell’ambito di queste novità una particolare menzione merita lo straordinario Wrangler Monument, una sorta di scultura urbana visitabile e vivibile nel bel mezzo del Parco Sempione, dalla cui terrazza di osservazione era possibile scrutare gli angoli più fascinosi del Castello Sforzesco.

Di una cosa in particolare, infine, chi scrive desidera ringraziare gli organizzatori del Festival: avere reso evidente che, grazie a eventi creati in maniera intelligente, creativa e coordinata, Milano può finalmente rivelarsi per la straordinaria e unica città che è, che non ha mai smesso di essere e che sempre sarà. Se solo si avrà la volontà di sostenerla, tra qualche anno la vecchia e bistrattata locomotiva tornerà a riprendersi il meritato posto tra le metropoli culturali più belle del mondo.

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