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cultura dell'immagine e della parola

Cronache da Venezia
4 settembre

Il cast di <i>Il dolce e l’amaro</i> di Andrea Porporati” />Nella Mostra omocentrica (e per alcuni fallocentrica) brilla di luce propria la stella di Cate Blanchett, squisita nei panni di uno dei Bob Dylan disegnati da Todd Haynes in <em>I’m Not There</em>. L’attrice (non presente però al Lido) incarna tra le maschere create da Haynes, quella più affascinante e contraddittoria del mitico cantante. Cate rappresenta il lato drammatico, dannato e squilibrato del profilo multiprospettico di Dylan. Nel gioco di incastri e sovrapposizioni, si alternano le diverse dimensioni attraversate da Dylan nel corso della sua carriera ma i riferimenti al mito sono talmente tanti che a volte è faticoso mantenere il filo del discorso. Haynes però va preso così, anche quando manca un preciso equilibrio e un forte riferimento. Le sue forme sono ammalianti, il suo cinema intelligente, creativo e profondo e l’alternanza di punti di vista nel racconto sposa a meraviglia le scelte di questa Mostra. Soderbergh produce e il marchio è inequivocabile in fatto di sperimentazione.</p>
<p>Un altro punto fermo di Venezia 2007 è il sesso, in totale opposizione alla precedente edizione. A conferma di tale “percorso” c’è stata pure la presentazione nel concorso ufficiale di <em>Help me Eros</em> di Lee Kang Sheng, attore feticcio del regista Tsai Ming-liang, qui produttore esecutivo. Dal suo ispiratore, l’attore/regista cinese prende le lunghe inquadrature fisse (pochissimi movimenti di macchina) e i lunghi silenzi. Un film estremo che prova a riflettere sulla solitudine umana, che si muove sui riflessi e le immagini provocate da strumenti e oggetti esterni, che racconta il corpo come veicolo degli istinti e non dei sentimenti. Un buon esordio che lascia comunque non poche perplessità  sia dal punto di vista narrativo che dal punto di vista delle scelte cinematografiche. Comunque le probabilità di vederlo in Italia sono praticamente nulle.</p>
<p><em>Il dolce e l’amaro</em> di Andrea Porporati, invece, sposa un’altra tendenza della Mostra, cioè quella dell’espiazione. Il secondo film italiano presente in Concorso oltre a far leva su di un cast importante con Luigi Lo Cascio, Fabrizio Gifuni e Donatella Finocchiaro, dimostra di sapersi muovere con una buone dose di equilibrio e onestà nonostante rappresenti una nuova pagina italiana sull’Italia e la mafia. Il Saro di Lo Cascio è un personaggio dannato in cerca del suo passato ma soprattutto di un nuovo futuro. In sintesi un uomo che apre gli occhi sulla propria esistenza. Buoni propositi e buon ritmo per un film che porterà al cinema una buona fetta di pubblico nostrano. L’unico dubbio resta sulla distribuzione. Perché vietarlo ai 14? Lo stesso Letta, in conferenza stampa, parlava di progetti indirizzati alle scuole. L’intruso non capiva.<br />
La giornata di martedì ha ancora molto da dire. A breve la visione di <em>Disengagement</em> di Amos Gitai, Fuori Concorso, seguita da <em>Le ragioni dell’aragosta</em> di Sabina Guzzanti per le Giornate degli Autori e il film di Miike Takashi, <em>Sukiyaki, Western Django</em> per il Concorso ufficiale con comparsata di Tarantino.</p>
<p>Meno uno al Tim Burton’s Day.<br />
Meno quattro per l’intruso sul treno.</p>
				<p class= A cura di Matteo Mazza
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