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cultura dell'immagine e della parola

La mia prima volta
Venezia, giorno 5

Una scena dal film <i>San</i> di Du Haibin” /><strong>Oggi ho deciso di fare penitenza perché ieri sera ho sacrificato la proiezione di <em>Cassandra’s Dream</em> per andare a una festa</strong> sulla spiaggia per un film italiano di cui ora mi sfugge il nome. Erano presenti gli attori, qualche vip insomma, Mastrandrea, Anita Caprioli, Elio Germano, qualche strana nuvola in cielo, gruppi musicali molto brit-glam, animali e animale da feste, quelle che raggiungono la mostra del cinema solo il sabato per andare a qualche party e mescolarsi al mondo brillante e così socialmente appagante  delle “star” del cinema.</p>
<p><strong>Avevo bisogno di fare molta penitenza, perché stamattina la sveglia è suonata verso mezzogiorno</strong> e ho consciamente saltato il film delle undici: meglio dormire nel letto che rischiare il collasso davanti a qualche film francese, che comunque sto accuratamente evitando.</p>
<p>Eccola lì, infine, la punta di cinismo strafottente, quella sensazione confortante e un pochino boriosa di chi si accomoda sempre sulla stessa poltrona. <strong>È decisamente il momento di una punizione</strong>, giusto per ritornare nel ruolo di <em>cinemaniaco</em> che voglio mantenere, altro che feste notturne e pigrizia: centoventitrè minuti del cinese <em>San (Umbrella)</em>, film-documentario sui cambiamenti del mondo del lavoro in Cina, dove l’agricoltura rimane appannaggio deglil anziani, mentre i giovani cercano nello studio, nel lavoro in fabbrica, nell’esercito la possibilità di una vita diversa. Pochi dialoghi, inquadrature che rimangono fisse per diversi minuti, un perfetto film da festival che mi ha ricordato la fatica, l’impegno e la sofferenza che bisogna mettere in queste giornate tra sale buie e sale buie. Rimanerci dentro era come vedere un grosso animale agonizzare e perdere i pezzi, mentre la gente lasciava la sala una dopo l’altra: ma cosa si aspettavano da un documentario cinese di due ore?</p>
<p><strong>Comunque l’obbiettivo è stato raggiunto e la leggerezza di ieri notte è quasi dimenticata</strong>. Per lo meno posso pensare che gli occhi gonfi e il lieve mal di testa che preme sulle mie tempie siano dovuti allo sforzo di tenere su l’<em>Ombrello</em> per due ore. Certo che non voglio diventare anch’io una bestiolina festaiola, voglio mantenermi dura e pura e andare a letto alle quattro solo perchè mi sono fatta lo spettacolo delle due!<br />
Ah, già, il film della festa si chiamava <em>Non pensarci</em>.</p>
				<p class= A cura di Francesca Bertazzoni
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