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Ora le tue labbra puoi spedirle ad un indirizzo nuovo

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Signori e signore, la commedia è servita. Gli ingredienti ci sono tutti. Un protagonista impacciato all’inverosimile, una ragazza di cui lui si innamora che evidentemente non è quella giusta, una coinquilina che per amicizia farebbe di tutto per lui, ma forse non si tratta di sola amicizia.

Da un appartamento all’altro Emmanuel Mouret sbatacchia se stesso come se fosse una marionetta kafkiana in preda ai marosi che agitano le acque dove naviga, incapace di governare il proprio timone o, meglio, illudendosi di poterlo fare.

Non è facile spiegare il grande successo ottenuto in patria da questa mediocre commedia dal taglio registico, ritmico e attoriale più prossima a prodotti televisivi d’oltralpe (la mente ritorna ad una sit-com adolescenziale sbarcata in Italia con il titolo di Primi baci).

Qualche critico ha cercato di avvicinare il lavoro di Mouret a un ipotetico incontro tra la comicità caustica di Woody Allen e la delicatezza francese di Eric Rohmer, ma la sensazione è che questo incontro debba essere avvenuto poco dopo il fatidico cambio di indirizzo.

Il cambiamento non è un elemento fondamentale nel film. Cambia l’indirizzo ma non cambia l’inettitudine, voluta da Mouret, del suo personaggio candido e sperduto fra i mille boulevard di Parigi.

Non si percepisce un’effettiva progressione drammatica ed evoluzione del protagonista, limitandosi a un accumulo di equivoci e di situazioni imbarazzanti dal potenziale comico inespresso.

Ma il candido Monsieur Hulot è lontano anni luce dallo sguardo sperduto di quel maestrino di musica che fatica a conquistare la simpatia dell’amata ma anche del pubblico in sala. Un errore imperdonabile.

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