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La storia ritoccata

La storia ritoccata

Appare evidente come nel cinema di Clint Eastwood emerga sempre un processo di ricodificazione dei generi e, in parallelo, una continua riflessione estetica, oltre che etica, della figura dell’eroe. Sono, forse, emblematici i casi di I ponti di Madison Country (The Bridges of Madison County, 1995), dove lo sconfinamento nel melodramma si traduce più specificatamente nel racconto dei desideri e delle pulsioni dei personaggi, di Mystic River (id., 2003), dove il dramma iniziale lascia lentamente spazio alla riflessione sul senso del peccato, del giudizio e del comando sugli altri, o ancora dell’ultimo Million Dollar Baby (id., 2004) che a margine della vicenda etico-sportiva tracciava un percorso sul senso della vita, del dolore e del coraggio. E’ un cinema, poi, che non smette di mostrare la sua forza, la sua identità, che non copre timidi amplessi, urla angosciate, ferite insanguinate. E’ un cinema, soprattutto, capace di commuovere e catturare, senza ricattare, lo sguardo dello spettatore. Un cinema profondo e autentico.

Tutto questo si incontra anche nell’ultimo Flags of our fathers dove si racconta di guerra, amicizia e coraggio e dove Eastwood sfrutta l’episodio della presa di Iwo Jima, cruciale per le sorti della Seconda Guerra Mondiale, per graffiare, ancora una volta, l’epopea del mito e della leggenda.
Il completo stravolgimento di uno dei pezzi di storia americana più orgogliosi di sempre avviene grazie agli ingranaggi del doppio flashback. Eastwood instaura un doppio rapporto con lo spettatore (aspetto fondamentale anche in Mystic River e Million Dollar Baby, in quei casi rivolto alle scelte dei personaggi). Si assiste al passato che racconta la verità (le sequenze in flashback di verità genuina, incontaminata, in diretta sul campo della battaglia) e al passato che racconta la realtà (le sequenze in flashback che inseguono la vicenda dei superstiti, fatti eroi per convenienza, dopo la battaglia di Iwo Jima). Lentamente, entrando a stretto contatto pure con i racconti del presente dei sopravvissuti, che si fanno narratori a loro volta del film, lo spettatore scopre i tasselli di un passato sconosciuto. Si fa scopritore di una verità scomoda che spezza il mito e la figura degli eroi che piantavano la bandiera americana nella famosa fotografia scattata sull’isola.

La ricodificazione del mito e dell’eroe avviene gradualmente e si riallaccia, forse, a un discorso più ampio, che tenta di andare sempre più in profondità (o in superficie a seconda dei punti di vista). Eastwood sembra raccontare la stessa America portata all’eccesso in Mystic River. Inculca il dubbio sull’autenticità dell’identità di una nazione e offre una lucida e spiazzante analisi del presente.

Curiosità
Clint Eastwood ha già finito di girare un altro film sull’argomento, questa volta dal punto di vista dei giapponesi. Tra i produttori del film c’è Steven Spielberg, a quanto pare piuttosto presente, almeno come idea di cinema, visti i richiami alla relazione padre/figlio e alle sequenze similar Salvate il soldato Ryan.

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