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cultura dell'immagine e della parola

Politically
un-correct

A Milano si è tenuta l’ultima conferenza di Pubblicità Progresso. Tanti volti noti si sono confrontati sul tema proposto e le riflessioni scaturite sono state veramente interessanti. Il mondo della politica, della filosofia e della comunicazione hanno preso parte all’incontro, analizzando il tema da differenti punti di vista.
Il politically correct è una corrente d’espressione linguistica, che, spesso, è stata portata agli eccessi ed è stata considerata come una limitazione alla libertà di espressione.
Tuttavia, grazie all’analisi del filosofo B. H. Lèvy, emerge che: “le parole non sono neutre, ma si fanno carico del dolore degli uomini, la lingua è la memoria della loro infelicità e della loro storia”. Proprio per questo non bisogna condannare la politically correctness, perché “pesare le parole è segno di civiltà e rispetto”. Dunque, esercitare questo comportamento vuol dire essere rispettosi e cortesi nei confronti degli altri, diminuendo atteggiamenti negativi quali il razzismo e l’antisemitismo.

Il mondo del giornalismo è stato viziato per molto tempo da questa pratica di correttezza linguistica e formale, che ha prodotto l’attuale grigiore professionale e che riflette il contesto di potere con il quale i giornalisti si confrontano ogni giorno. Oggi, si sente un rinnovato bisogno di recuperare l’autenticità e la veridicità del linguaggio per poter ottenere una nuova credibilità.
In seguito a queste riflessioni, l’analisi si trasferisce al settore della pubblicità.
Il problema in comunicazione è che gli spazi sono pochi e che il sovraffollamento pubblicitario è, ormai, a livelli altissimi. Riuscire a colpire lo spettatore non è più facile e farsi ricordare sembra addirittura impossibile. La comunicazione sociale si scontra ogni giorno con questa realtà e con il crescente conflitto con enti che fanno a loro volta pubblicità sociale. Un altro problema risiede nel fatto che la responsabilità etica delle aziende è diventata, oggi, un elemento di grande attualità. Essa, infatti, viene considerata come un ulteriore fattore critico di successo per le imprese che vogliono migliorare la loro corporate image nei confronti dei propri stakeholder. Basandosi su tali presupposti, anche questa assunzione di responsabilità viene percepita come un’azione persuasoria a doppia finalità e non come un reale impegno delle aziende nei confronti della società.
La comunicazione sociale, quindi, non può prescindere da tale situazione e il suo compito diviene sempre più difficile. Tuttavia, questo contesto sta cambiando, come sostiene il Ministro Paolo Gentiloni, grazie ai new media e alla nuova sensibilità sociale degli italiani. Solo adesso, infatti, gli argomenti trattati da Pubblicità Progresso riescono ad avere riscontri maggiori, promuovendo comportamenti “attivi e concreti”.

Un altro punto è stato chiarito durante il confronto tra Accademici e Creativi. In tale circostanza, si è parlato della necessità di trovare insieme il “giusto linguaggio” per fare comunicazione sociale, stabilendo fin dove ci si può spingere per muovere il pubblico ad un comportamento socialmente attivo. Per fare comunicazione sociale, dunque, ci vuole una profonda sensibilità umana e, spesso, è molto più efficace uno spot semplice e chiaro, rispetto a quelli dove sono utilizzati la paura e la politically un-correctness.
Ma c’è ancora un ostacolo da superare, lo sgomento e l’angoscia che i temi trattati da Pubblicità Progresso suscitano non possono e non devono essere affievoliti da una comunicazione politically correct che ne attenua l’effetto, chiamando i disabili “diversamente abili”, o gli invalidi “ipocinetici”. Tutto ciò non ha reso migliore la nostra società se non da un punto di vista formale, e comunque si definiscano queste tematiche, esse continuano a rappresentare una dura realtà, che non può essere più ignorata dalla nostra società,.

Curiosità
Pubblicità Progresso nasce agli inizi degli anni settanta come associazione senza fini di lucro con lo scopo di promuovere la comunicazione sociale. Essa si avvale di esperti che, gratuitamente, mettono a disposizione le loro conoscenze. Nel 2005 essa è divenuta Fondazione della quale Alberto Contri è presidente ed è sostenuta da tutte le aree professionali ed economiche coinvolte nel mondo della pubblicità.

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