hideout

cultura dell'immagine e della parola

Satana e rock and roll

Satana e rock and roll

Cadaveri di donne nude trascinati nel deserto, sudore, carne, sangue.
La famiglia Firefly dissemina morte on the road, e non si pente.
Uno sceriffo deve compiere la sua vendetta: stanare i rinnegati del diavolo e terminarli. Ci riuscirà? Ha poca importanza. Vincitore morale: il male.
Il giustiziere da vittima diviene un carnefice non meno crudo degli “animali” che hanno sterminato suo fratello e centinaia di innocenti. Torture, morte, degrado sociale.
Il volto più cupo di un’America contadina dove nel silenzio si compiono i più efferati delitti, lo specchio inquietante delle peggiori perversioni umane. La motivazione? Satana si aggira nel deserto, i Firefly altro non sono che il braccio visibile della longa manus del demonio.

Sudore intriso di sangue cola dalle fronti e dagli abiti, dialoghi di bassissimo livello infarciscono con vezzi uno spaccato di realtà che molto spesso sembra esserci fin troppo vicino.
Un genere inflazionato, l’horror trash made in Usa, che rinasce dalle ceneri come un’araba fenice mai stanca di reincarnarsi. Rob Zombie riesce, come nella La casa dei mille corpi (2003), a non annoiare, complici una colonna sonora da brivido, un ritmo che incalza, fotografia e giochi di regia furbi, anzi furbissimi, garantiti dal retaggio di cantante e produttore di videoclip del regista.
Canzoni country, echi anni settanta, rallentamenti d’immagine giocano con una trama semplice, forse un po’ troppo scontata, impreziosita dall’originalità dei personaggi (Baby, alias la bella e la bestia, Capitano Spalwding, clown inquietante dalla dentatura sempre più marcia) e con tocchi di humor degni del peggior cinema “spazzatura” americano.
Un film poco pretenzioso (come potrebbe essere altrimenti?) che, per il genere, non delude. Un finale originale nell’impartire la giusta punizione ai cattivi: si tifa per Wydell dall’inizio alla fine, si avverte tuttavia la mancanza del Dottor Satana, figura torva e inquietante che aveva animato l’ultima mezz’ora del primo film.

Brutti ceffi alla “Rodriguez” segnati nel volto e nell’anima, mercenari al soldo dello sceriffo si scontrano coi “rinnegati di Satana”, una lotta all’ultimo coltello senza vinti nè vincitori.
Wydell, archetipo dell’americano di legge (e di provincia) duro e crudo, gioca sporco come gli avversari, e mosso da nobili motivazioni finirà per perdere sè stesso giocando a “un livello che le persone normali non potranno mai comprendere” come lui stesso afferma verso la fine.
Spalwding, Otis e Baby sembrano talvolta provare dei sentimenti umani, verso i propri simili naturalmente, mentre agli estranei riservano le peggiori angherie… come sempre.
E’ possibile che i malvagi possiedano un’anima? E che i buoni toccati negli affetti e nei principi regrediscano a livello dei cattivi? La natura umana finisce per rivelarsi unica date certe condizioni? C’è chi pensa di si, comunque sia si tratta di un interessante spunto di riflessione.

Non c'è ancora nessun commento.

Lascia un commento!

«

»