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cultura dell'immagine e della parola

Nel nome del padre. Del cinema italiano

Roberto Rossellini compie 100 anni. La polvere in bianco e nero dell’umanità agitata dal vento delle macerie. Un pitale e un bambino che piange.
Ci sono pochi uomini in grado di raccontare, di raccontarci e di distendere sul tenue velo delle pagine delle loro opere qualcosa che possa avvicinarsi ad essere una similitudine dello stato delle cose. Uomini che ci rendono ombre, come le nostre figure che ci camminano dietro.
Noi che diventiamo cinema, nelle nostre scarne guance diventiamo attori-destini, noi che ci avviciniamo al mito immergendo appena le labbra nella realtà. Noi che impariamo ad essere ancora più umanamente noi, grazie a un regista che di mestiere fa il papà.

Roberto Rossellini compie 100 anni. Lo sguardo è la realtà, per questo l’occhio che siamo sono i muri che guardiamo, i sassi che calpestiamo, le nuvole che respiriamo.
L’estetica del neorealismo è un’ idea spirituale e allo stesso tempo fin troppo materiale, perché pura fede nelle immagini. Spirito santo e carne, messe insieme.
Roberto Rossellini è l’idolatria-eresia del racconto che prende vita direttamente dallo spazio che ci circonda, la proibizione degli artifici che truccano la speranza della Realtà.
Un maquillage invisibile per spiegarci ancora come in fondo tutto è puntato dritto all’uomo.
I piccoli grandi eroi di Paisà o Roma città aperta sono la chiara iconoclastia di un mondo bombardato che scivola su se stesso e, nel mantenersi in equilibrio, si appoggia sulle spalle delle sue più fragili creature. E di questa tragedia Rossellini non ne fa un’ epopea da cinema-scope; Rossellini ne fa un piano-sequenza rarefatto, un canto dolce e straziante sul dramma popolare.
La guerra finisce. Ma quell’idea è sempre in piedi e pur mutando contenuti, non ne disperde la forma. Il mistero dell’uomo è sempre nebuloso e si continua così la lunga indagine verso la Verità.
Cambiano i titoli delle trilogie, cambiano i protagonisti; subentra la Protagonista.
La musa inquieta dell’alienazione, che ha il volto della Bellezza. Ingrid Bergman.
Rossellini ne cattura la crisi e la mette in scena deformata, ne preleva il corpo e lo sguardo luccicante per donarlo alla paura.
Se è la Realtà, nel Neorealismo, l’obiettivo che raccoglie la visione, ora sono gli occhi di Ingrid la lente con cui scavare il mondo. Si scavano fosse, tane, nascondigli che nella loro polvere si considerano ormai sepolture cementificate, sottratte al tempo, e da cui solo lui riesce ancora a estrarne vita, amori.
Si guardi allora Viaggio in Italia, la più grande tana del riemerso amore nascosto rosselliniano.

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