hideout

cultura dell'immagine e della parola

Solitudini mostruose

Solitudini mostruose

«I went to God just to see / And I was looking at me» (andai da Dio solo per vedere / e stavo guardando me stesso). Il libro di Javier Calvo, Il dio riflettente, si apre con questa citazione della canzone di Marilyn Manson The Reflecting God, una frase che offre subito la chiave interpretativa del romanzo. Non esiste nulla di ultraterreno, le uniche divinità siamo noi stessi.
Così il protagonista del libro, un ex-bambino prodigio giapponese diventato un regista di pellicole di arti marziali e fantascienza, scopre di essere solo, di poter contare esclusivamente su se stesso; nonostante l’apparente grande famiglia dello spettacolo che lo circonda. Un caleidoscopio di figure assurde ed eccentriche che sembrano interessate ai progetti del regista giapponese, ma che in realtà cercano solamente di sfruttare economicamente il suo genio. Personaggi che sembrano usciti dai testi delle canzoni di Manson: una vergine ex-anoressica in cerca di penetrazioni, un neofascista esaltato, uno psicopatico omosessuale, una femme fatale nel pieno del degrado fisico, un lottatore nevrotico e un produttore alcolizzato. Le loro storie si intrecciano e mettono in risalto tutta la miseria della condizione umana. Nessuno riesce a realizzarsi completamente; tutti sono insoddisfatti e ricercano la felicità nel sesso sfrenato, nella droga e nell’alcool. Non c’è traccia di relazioni umane normali, nessuno spazio per l’amicizia o l’amore. Ogni cosa viene freddamente sottoposta a calcoli matematici che annullano qualsiasi sentimento. Non esistono possibilità di contatto con il prossimo e ogni tentativo di stabilire una relazione è destinato al fallimento.

Cornice della vicenda è una fredda e cupa Londra, dove si gira il film di Matsuhiro. Ma tutta la storia risente fortemente delle origini nipponiche del protagonista. Disteso sul letto accanto al lottatore, Mat dichiarerà di sentirsi come uno di quei mostri giapponesi, tipo Godzilla, esemplari unici che non si possono conoscere perché vengono da altre dimensioni. Nel testo si trovano moltissimi rimandi alla cultura del Sol Levante, in particolar modo ai suoi film. Interi capitoli riprendono scene da pellicole nipponiche, svariando da quelle di Akira Kurosawa (commovente per il realismo della descrizione il capitolo in cui si presenta la scena del film Ran quando gli eserciti dei figli distruggono il castello del padre-imperatore) ai B-movies con mostri assetati di sangue. Il Giappone è presentato come una terra mistica e lontana, da cui hanno avuto origine tutti i mostri che hanno distrutto la civiltà. Se Godzilla e i suoi terribili compagni appartenevano a un’epoca remota, Matsuhiro si presenta come il nuovo mostro, sbarcato in Europa per far deflagrare l’Occidente. Chiunque gli orbiti attorno sarà costretto a rimanere solo, perché il regista non accoglie nessuno, anzi respinge tutti, riflettendoli come una superficie liscia e impermeabile a qualsiasi emozione.

Javier Calvo lascia al lettore un messaggio completamente pessimista sulla condizione umana. Nessuna possibilità di redenzione, una condanna senza appello per tutti i personaggi con i quali il lettore fatica ad immedesimarsi, a causa dei continui cambiamenti di focalizzazione. L’autore, utilizzando un linguaggio ai limiti della pornografia, presenta alternativamente i diversi punti di vista dei protagonisti, un cambiamento costante che ostacola la lettura. Inoltre molti dei riferimenti alle pellicole giapponesi appesantiscono eccessivamente la trama, costituendo spesso un elemento di disturbo, più che un’occasione di riflessione. Un neo abbastanza evidente in un’opera che sembra adottare nei confronti del lettore, la stessa strategia utilizzata dal suo protagonista: invece di accogliere, allontana riflettendo lontano tutti coloro che tentano di avvicinarsi.

Il dio riflettente è il primo romanzo di Javier Calvo, nato a Barcellona nel 1973. Collabora come critico letterario al quotidiano El Paìs e nel 2001 ha pubblicato la raccolta di racconti Risas Enlatadas. Calvo è traduttore di Ezra Pound, David Foster Wallace, J.M. Coetzee, Chuck Palahniuk e Patrick McGrath.

Non c'è ancora nessun commento.

Lascia un commento!

«

»