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Art de/generation

Art de/generation

Sono passati quasi trent’anni dai giorni in cui New York era la capitale artistica del mondo underground. Andy Warhol, artista e mecenate, rappresentava una factory celebre ancora oggi, attorno alla quale si sono formati giovani talenti come Keith Haring e Jean Michel Basquiat o musicisti come Laurie Anderson e Philip Glass. Oggi New York ha forse ritrovato quel suo ruolo di capitale dell’arte, anche se molte cose sono cambiate e il regista Edo Bertoglio, attraverso il grido della sua esperienza, vuole farci percepire cosa è accaduto in tre decenni.

La comunità artistica degli anni settanta era libera da ogni legame istituzionale e chiunque poteva lanciarsi del tutto autonomamente alla ricerca di nuovi stili e idee. La sperimentazione avveniva a 360° e l’ispirazione era inseguita e ricercata con ogni mezzo. New York non dormiva mai, giorno e notte a rincorrere l’effimero e capace di destare il demone creativo che ciascuno sentiva assopito nelle proprie viscere.
E il modo migliore per svegliarlo fu trovato nelle droghe.
La carica artificiale prodotta da ogni tipo di sostanza stupefacente ebbe come risultato un impatto devastante sul mondo dell’arte, ormai diventato un unico, grande mercato dominato dalle leggi non scritte dell’industria culturale. Ma gli anni ottanta segnano la fine di questa età dell’oro (e dell’eroina): la società cambia e l’Aids diventa lo spettro più temuto. Gli eccessi di un decennio furono pagati ad un mietitore fino ad allora sconosciuto, invisibile ma spietato.

Dopo quasi trenta anni Bertoglio torna sui luoghi della propria giovinezza con l’intento di porre l’accento su un’altra faccia del decennio, in cui arte e vita si confondevano, ponendo sotto i riflettori la storia di protagonisti meno conosciuti ma che hanno contribuito a dare vita a quel periodo eccezionale. Il viaggio nella memoria autobiografica di Edo Bertoglio nasce da questa necessità e si perde nei meandri di una New York che, forse, non dà più spazio ad un mondo de-istituzionalizzato come quello vissuto dal fotografo svizzero.
Ne risulta un documento di memoria storica molto importante legato a un periodo che, proprio per la sua sregolatezza, non ha saputo, o voluto, sfruttare il forte impatto mediatico dei suoi personaggi. Un film fatto col cuore ma che si perde nel flusso sanguigno corrotto dalla droga e dal marcio da cui è stata generato. Un film di difficile approccio rispetto a un pubblico abituato alla droga dei film di Tarantino.

Filmografia
Face addict (2005)
• New York Beat Movie (1981)

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